Il provveditore: «Basta perdere tempo»

Roberto Proietto

La riapertura delle scuole si sta trasformando nel più classico dei tormentoni estivi. Purtroppo però in questo caso il tema del contendere è la salute dei ragazzi, il diritto allo studio e soprattutto l’impossibilità, stando così le cose, di poter riaprire le aule per tutti il prossimo 14 settembre.
«Lo ripetiamo incessantemente da mesi, la didattica a distanza è e deve rimanere il piano B. I presidi si stanno dannando per creare tutte le condizioni idonee e di sicurezza ma questi ragazzi a scuola devono essere portati. E quanto sta accadendo ha dell’assurdo». Le parole, dal tono decisamente tra l’infuriato e il combattivo, sono di Roberto Proietto, provveditore agli studi di Como.
Il dirigente da mesi si batte in ogni sede per chiedere una maggior disponibilità di mezzi pubblici e risorse per risolvere il nodo critico dei trasporti. «Sono ormai due mesi che se ne parla. Il concetto è chiaro: ci vogliono più bus. Quello che dispiace è continuare a sentire ripetere le stesse cose. A metà luglio, in occasione di un tavolo regionale sul tema dissi che la via era questa e che una possibile soluzione sarebbe stata quella di ipotizzare contratti, accordi o altro con i privati. Con quanti di mestiere operano nel settore dei trasporti, vedi bus turistici o altro – spiega sempre Proietto – Quella deve essere la via da percorrere». Concetto che nei mesi scorsi venne evidenziato anche dal comparto stesso che per voce dei propri rappresentanti si era ovviamente detto disponibile. Un tema però che è stato più volte rimpallato fino all’ennesimo nulla di fatto nel corso dell’ultima riunione tra Governo e Regioni di mercoledì scorso. Incontro durante il quale si è avuta un’apertura – a parole – e si è ragionato su eventuali nuove regole per affidare appalti a operatori privati. Tutto però è ancora sotto esame e il 14 le scuole riapriranno. «Diventa anche inutile parlare incessantemente del riempimento al 50% o altro dei mezzi in circolazione. La situazione è critica, ma lo era già prima del Covid-19. Prima della pandemia, forse molti non se ne ricordano, molti mezzi viaggiavano con percentuali di occupazione addirittura del 150%. Insomma, anche a prescindere dal virus è sempre stata prioritaria la necessità di avere più mezzi. Ci sono linee dove le corse andrebbero in ogni caso raddoppiate. Oggi più che mai». E in attesa di una decisione, adesso a livello governativo si parla di altri espedienti come un sistema di filtraggio dell’aria che permetterebbe di derogare al distanziamento o di adottare «separatori morbidi» a bordo dei mezzi pubblici: non barriere di plexiglas, dunque, ma divisori di stoffa. L’unica certezza è il suono della prima campanella fissato il 14 settembre.

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