Il quadrilatero della “Ticosa diffusa” dove pulsava la Como produttiva

altLa città che non c’è più
In zona Caserme si trovano aree dismesse e fabbriche abbandonate
Polvere e cemento. Basta allontanarsi di poco dal lungolago, dove solo la bellezza del panorama distrae i passanti dal cantiere delle paratie, per scoprire una realtà degradata. Ovvero quella di una città dove proliferano le aree dismesse. Sono ben cinque i grandi edifici di cemento concentrati nello spazio di quattro vie, contigue tra loro.
Enormi edifici, in passato sede di floride aziende, ormai ridotti in condizioni ben diverse e forse diventati ritrovo per sbandati.
Strutture che

giacciono silenziose in mezzo a palazzi, attività commerciali e gente a passeggio.
Chi abita a ridosso di queste zone sembra ormai essersi assuefatto alla convivenza forzata. Il quadrilatero che “ospita” queste presenze è formato dalle vie Castellini, Viganò, Carlo de Cristoforis e Carso. Passando infine anche in via dei Mille.
Un itinerario che ben potrebbe essere utilizzato come set fotografico post industriale.
All’intersezione tra le vie de Cristoforis e Castellini – ai piedi della sempre più malandata scalinata “67esimo Reg. Fanteria Legnano” – compare infatti l’immenso cratere dove un tempo sorgeva l’ex Tintoria Lombarda.
Per anni, dopo la chiusura, divenne rifugio per senzatetto e spesso fu al centro di interventi delle forze dell’ordine fino a quando, nel settembre del 2011, venne demolita. L’enorme spazio libero si è ormai trasformato in una discarica a cielo aperto. Rifiuti, piante sempre più alte e pozzanghere maleodoranti completano il quadro.
A pochissimi metri di distanza, nella vicinissima via Pastrengo, traversa di via De Cristoforis, compare, semi nascosto dagli alberi, la struttura dismessa della Stamperia Napoleona. La targa, ancora regolarmente appesa all’ingresso, è stata scarabocchiata da qualche writers di passaggio. Tutto intorno, mobili rotti, finestre divelte e oggetti di vita lavorativa quotidiana. Anche qui, osservando dall’esterno, si scorgono segnali – probabilmente di un recente passato – di presenza umana.
Duecento metri più in giù, in via Viganò, ennesimo esempio di abbandono. Una vecchia ditta, completamente sbarrata, fa intravedere di sè solo il tetto, crollato in più punti, e la ruggine che ha avvolto ogni angolo dell’immobile.
Sul cancello principale, serrato con lucchetti e catene, è stato steso anche del filo spinato per evitare accessi indesiderati.
Poco prima, sempre lungo la stessa via, compare un altro piccolo spazio vuoto, dove in passato sorgeva un edificio.
Oggi, in attesa di un qualche intervento, l’area è diventata ricettacolo di immondizia, pezzi di biciclette e ogni genere di rifiuto. Gli ultimi due esempi sono ben visibili sempre a pochi metri gli uni dagli altri.
In via Dei Mille – a due passi dallo splendido Asilo Sant’Elia, gioiello del Razionalismo – si apre un normalissimo parcheggio. Ma a ben guardare in fondo all’area è nascosta una pattumiera a cielo aperto dove sono stati gettate bottiglie rotte e rifiuti di ogni tipo. Un vecchio televisore nero e uno schermo di pc troneggiano a ridosso delle auto in sosta. A completare il quadro d’insieme, dietro una rete pericolante, si erge una struttura dismessa che è sicuramente stata utilizzata come rifugio dai disperati.
Osservando all’interno, dalle finestre ormai prive di vetri, ieri mattina era ben visibile anche una siringa, oltre a resti di cibo e alcuni giacigli improvvisati.
Ultima tappa, via Carso. A metà della strada, ancora una volta, compare un’altra vecchia fabbrica ormai chiusa da tempo. Il cancello principale non sembra nemmeno nascondere la situazione presente. In pochi – il marciapiede è molto stretto – passano a piedi e anche per questo motivo questa ex azienda non è probabilmente molto nota.
Ma anche in quest’ultimo caso si tratta di un complesso di edifici in buona parte letteralmente sventrati. Le finestre sono in pezzi e all’interno – osservando da un’apertura che da sulla strada – si vedono macerie e detriti sparsi ovunque.

Fabrizio Barabesi

Nella foto:
In via Dei Mille, in fondo a un posteggio per residenti, si erge una fabbrica dismessa. Vi è persino un’auto abbandonata (fotoservizio Fkd)

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