Il rapinatore disarmato a palettate incastrato dall’esame del Dna

Era rimasto ferito e perdeva sangue
Aveva tentato di assaltare il Mercatopoli di Figino Serenza
Improvvisa svolta nelle indagini sulla rapina del 9 luglio 2013 al Mercatopoli di Figino Serenza.
Ieri mattina all’alba, in quel di Milano, i carabinieri dell’aliquota operativa del Norm di Cantù, hanno arrestato un 27enne nato a Lecco ma residente a Cermenate. È ritenuto uno dei tre uomini che tentarono di assaltare l’esercizio commerciale.
La rapina però non finì come era stata programmata dai malviventi. Questo per la pronta reazione del figlio del titolare che con una paletta di solito utilizzata per raccogliere lo sporco colpì con violenza al volto (rompendogli il naso) il rapinatore armato di pistola, per poi disarmarlo dopo una breve colluttazione.
Il malvivente riuscì a scappare sull’auto in cui lo attendevano due complici e a dileguarsi.
Eppure, le indagini dei carabinieri dell’aliquota operativa di Cantù hanno permesso di dare un volto all’uomo armato di pistola. E questo proprio grazie alle tracce di sangue rilevate al Mercatopoli dopo la reazione del figlio del titolare che ferì il malvivente. Da quel reperto – poi inviato al Ris di Parma – è stato possibile estrarre il Dna che è poi stato comparato con quello del principale sospettato, il 27enne di Cermenate.
In precedenza infatti i militari dell’Arma erano comunque riusciti a stringere il cerchio attorno all’uomo, grazie ad una serie di elementi ottenuti da filmati e fotografie di quanto accaduto.
Così, il pubblico ministero Alessandra Bellù ha chiesto una ordinanza di custodia cautelare in carcere che è stata concessa e firmata dal giudice delle indagini preliminari di Como Francesco Angiolini. In precedenza, era già stato arrestato un altro presunto componente della banda in azione al Mercatopoli – un 45enne di Cermenate – già finito a processo nel palazzo di giustizia lariano. Secondo l’accusa questo secondo uomo (dei tre presenti a Figino Serenza) avrebbe però atteso in auto senza materialmente entrare all’interno dell’esercizio commerciale.

Mauro Peverelli

Nella foto:
La caserma dei carabinieri di Cantù: l’indagine è stata condotta dal reparto operativo del Norm della compagnia

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