Cultura e spettacoli

Il re delle cosche messo a nudo da un comasco

altDopo Cacciatori di mafiosi, Andrea Galli alza il velo sul sistema della ’ndrangheta con il suo nuovo saggio Il Patriarca (Milano, Bur Rizzoli, pp. 310, 13 euro), storia curatissima della vita di Antonio Pelle, detto ’Ntoni Gambazza o u prefetto, giunto a reggere per trent’anni l’organizzazione criminosa calabrese.
Galli, giornalista del “Corriere della Sera” che mosse i primi passi al “Corriere di Como”, costruisce un’inchiesta documentata come faceva un tempo il fior fiore dei cronisti.

 Fin dalla prima pagina si ha a che fare con un Innominato che si costruirà un castello su misura, dotato di tre bunker.

Il metodo. L’autore del libro è un po’ cronista e un po’ investigatore. Racconta San Luca in Aspromonte. Va sul posto, osserva, odora, bussa, chiede, coglie diffidenze e ostilità? Poi si sposta, consulta documenti all’Archivio di Stato di Reggio Calabria. E le scartoffie, le vecchie informative dei carabinieri, per lui sono oro: contengono dati, ma soprattutto gli servono per dare il colore e il senso di luoghi e persone. Il suo, a ben vedere, è anche impegno civile.

il contesto
Nel volume di Andrea Galli è ben descritta l’arretratezza di San Luca: niente lavoro che non fosse legato alle bestie, niente scuola, telefono, telegrafo, corriera, banca… E alluvioni invece sì, come per una maledizione. Se non si sa questo – lascia intendere Andrea Galli – non si capisce tutto il resto.
Il personaggio Pelle compie il primo omicidio per fare un investimento sul suo futuro: il battesimo di affiliazione alla ’ndrangheta. Finisce a Pianosa. Tornato al suo paese, ma assegnato al soggiorno obbligato in Puglia, decide di fuggire restando però in zona San Luca per controllare il territorio. Poi è graziato dal presidente della Repubblica dell’epoca, Sandro Pertini, che nemmeno sa chi sia ’Ntoni Gambazza, il quale però gode, evidentemente, di importanti aiuti e coperture. E si butta negli affari più redditizi, vale a dire i sequestri di persona.
il quadro sociale
C’è ironia nel racconto di Galli. Amara ironia, per come lo Stato obbedisce alla ’ndrangheta. Per impreparazione, inadeguatezza, connivenze che rendono a lungo improba e vana la disputa. Ecco l’omertà e le faide, che iniziano con un malinteso senso della famiglia. Proprio il familismo è l’altra faccia della stessa medaglia, con tanto di matrimoni combinati E la ’ndrangheta è sopra tutto, con la tradizione della “baciletta”, la cassa comune dove si deve versare una quota dei proventi di ogni illecito affare.
Gambazza cresce; con la sua capacità di mediazione diventa importante. Poi fugge ancora, sapendo di un nuovo mandato di cattura. Dov’è finito il Patriarca? I carabinieri scovano tre bunker nel suo palazzo, ma di lui non c’è traccia. È scappato in Piemonte, dove probabilmente si fa curare ed è operato da un medico compiacente. Quindi torna in Calabria. Alla fine diventa uno dei trenta ricercati più pericolosi d’Italia. I carabinieri lo arrestano il 12 giugno 2009 pedinando l’anziana moglie Giuseppa fin dentro l’ospedale di Polistena (Reggio Calabria), dove va a incontrarlo. Lui dice poche parole: «Sì, sono Antonio Pelle. È finita, è finita».
Va in carcere a Padova e subito è avvicinato a Catanzaro, poi ottiene gli arresti domiciliari per motivi di salute. Nel suo palazzo, infine, è colpito dall’infarto che lo porta alla morte.
il successore
’Ntoni Gambazza, però, fa in tempo a indicare nel nipote prediletto, che porta il suo stesso nome, il successore designato. E nel suo “castello” da Innominato si scopre la stanza dei battesimi della ’ndrangheta dove tanti giovani sono stati affiliati personalmente dal boss, raro privilegio, nei suoi ultimi mesi di vita.
Per l’addio al Patriarca, la squadra di calcio di San Luca veste il lutto al braccio.

Marco Guggiari

Nella foto:
il giornalista del “Corriere della Sera” Andrea Galli, che mosse i primi passi al “Corriere di Como”.
7 ottobre 2014

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