Il recente referendum anti-stranieri è anacronistico e la svizzera non può sottrarsi alla globalizza

Risponde
Agostino Clerici

Dicono che l’esito del voto referendario anti-stranieri in Svizzera fosse scontato.
Dicono che si è arrivati a questo punto perché il divario tra la nostra economia e quella elvetica è troppo alto.
Dicono che i frontalieri rubano il lavoro agli svizzeri.
Dicono che ha prevalso il sì, ma ci sono anche tante persone avvedute che reputano negativa una chiusura nel mondo del lavoro e dell’economia tra Paesi confinanti.
Dicono che la soluzione a tutti i mali è l’istituzione di una “zona franca” sul confine insubrico per renderlo libero da tasse e balzelli.
Certo è che a questa diatriba politica ed economica occorre dare risposte politiche serie e rapide.
E soprattutto far sì che non degeneri in gravi (per non dire nefaste) difficoltà quotidiane nei luoghi di lavoro e nei rapporti interpersonali tra gente che, in passato, si è sempre aiutata.
Di cose se ne dicono tante. Esito scontato del voto referendario anti-stranieri? Non direi proprio, se è vero che alla fine i «sì» hanno vinto per lo 0,34% (con uno scarto di nemmeno 20mila voti).
Certo, nel Canton Ticino la percentuale a favore del quesito referendario è stata del 68,17%, di ben 18 punti più alta rispetto alla media della Confederazione: segno che il problema è sentito maggiormente a ridosso del confine.
Ma non è stato così nei cantoni confinanti con la Francia, ove pure vi sono molti stranieri, e in cui invece ha vinto ampiamente il «no».
Il divario fra l’economia italiana e quella elvetica è certamente alto, e lo dimostrano i salari dei frontalieri, ben più pesanti di quelli degli stessi lavoratori in Italia. Ma il divario economico è fondato su una diversità radicale di regole di impresa, tassazione, sistema sociale e assistenziale.
Insomma, questioni politiche.
I frontalieri rubano il lavoro agli svizzeri?
Mi pare di averla già sentita questa lamentela, e suona così: gli extra-comunitari rubano il lavoro agli italiani! Insomma, tutto il mondo è paese quando si tratta di dare voce ad egoismi anacronistici e anche un po’ falsi.
In Italia certi lavori gli italiani – anche se disoccupati – non li vogliono fare, e quindi la disponibilità degli stranieri fa comodo a tanti imprenditori.
Non credo che in Svizzera sia esattamente così: tanti frontalieri hanno trovato lavoro perché capaci di dimostrare una competenza sul campo che, forse, gli svizzeri non hanno. Ma non è escluso che qualche italiano faccia in Svizzera la parte che tanti extra-comunitari fanno in Italia.
Quelli che dicono che in Svizzera non tutti sono d’accordo con l’esito del referendum di domenica scorsa hanno perfettamente ragione: la metà dei votanti non lo è, e non senza ragioni.
Basta ricordare quanto dichiarato nei giorni scorsi dal presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso, e cioè che vi sono 430mila cittadini svizzeri che circolano liberamente nei Paesi dell’Unione Europea, che, in termini relativi, è un numero superiore al milione di cittadini europei che vivono in Svizzera.
Che facciamo?
In un mondo globalizzato ci mettiamo a fare politiche protezionistiche? Credo che la libera circolazione delle persone sia un principio di civiltà da cui non si può tornare indietro (lo ha detto anche il governatore della Lombardia Roberto Maroni).
E la Svizzera con il referendum di domenica ha fatto una scelta che sicuramente le creerà non pochi problemi di convivenza dentro l’Unione Europea, di cui non fa parte ma da cui è circondata.
Sulla “zona franca” non saprei che cosa dire al nostro lettore.
Se ne dicono tante di cose, e questa ogni tanto ritorna.
A Livigno dal 1910 esiste una zona extradoganale, che oggi onestamente non avrebbe più nemmeno senso di esistere, e costituisce soltanto un privilegio fiscale ed economico.
Abbiamo davvero bisogno di creare privilegi per risolvere i problemi di convivenza? No.
Molto meglio quel ricordo storico di «gente che, in passato, si è sempre aiutata».
Ecco, riprendiamo tutti quel passato, e sarà meglio per tutti?

Pierfrancesco Lonati

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.