Il redditometro mette paura. E tutti guardano alla Svizzera

alt

Economia e fiscalità
Padula: «Strumento nato male in un clima di scarsa trasparenza»

Il redditometro, questo sconosciuto. Uno strumento talmente avvolto dalle nubi da spingere, nel dubbio, sempre più imprenditori comaschi – in tre negli ultimi dieci giorni si sono rivolti a un noto commercialista cittadino – a chiedere cosa fare per traslocare nella vicina Svizzera. Anche lì il prelievo fiscale esiste, seppur con percentuali inferiori rispetto all’Italia, ma strumenti come il redditometro non sono ancora stati ideati. Da noi intanto questo mezzo è al centro di un

rovente dibattito. Il funzionamento infatti si dovrebbe basare – il condizionale è ancora d’obbligo – sul rovesciamento dell’onere della prova.
Ovvero il fisco stimerà un reddito e spetterà poi al contribuente giustificare eventuali discordanze.
«Condivido le perplessità sorte con la comparsa del redditometro. È un mezzo idealmente giusto in quanto cerca di correlare la capacità di spesa di ogni contribuente con la sua situazione reddituale. C’è però un “ma”».
A parlare è Salvatore Padula, giornalista del “Sole 24 Ore”, ieri pomeriggio in città in veste di moderatore di un convegno sul tema, organizzato dalla sezione comasca dell’Anti (Associazione nazionale tributaristi, all’Università dell’Insubria). Esplicito il titolo “Accertamento sintetico e redditometro. Criticità tecniche e giuridiche dopo gli ultimi interventi del legislatore”.
«Mi sembra di poter dire che si tratta di uno strumento nato male. Emerso in un clima di scarsa trasparenza. Ad esempio ci si chiede ancora come l’Agenzia delle Entrate lo userà. Non sappiamo concretamente che peso avranno le medie Istat per individuare la spesa effettiva sostenuta dal cittadino – aggiunge Padula – Quale sarà il meccanismo dell’onere della prova e quali giustificazioni dovrà dare il contribuente».
Sono questi solo alcuni dei temi sviscerati durante la giornata di studi che ha visto numerosi interventi. Tra questi hanno parlato anche Ivo Caraccioli, già ordinario di Diritto penale all’Università di Torino, l’avvocato Francesco Colaianni e Gianni Marongiu, professore emerito all’Università di Genova. Ovviamente il punto di partenza è condiviso: in Italia, dove l’evasione fiscale è stata stimata in 120 miliardi di euro nel 2012, bisognava intervenire.
«Speriamo se ne faccia, come assicurato più volte dall’Agenzia delle Entrate, un uso intelligente e non aggressivo. Attendiamo per le prossime settimane una circolare con tutte le istruzioni», aggiunge Padula.
E così la vicina Svizzera, con lo spettro del redditometro in Italia, potrebbe diventare ancor più allettante di prima?
«Va detto che questo meccanismo agisce sulle persone fisiche. Certo è che, essendo così vicini alla Svizzera, in molti potrebbero avere la tentazione di varcare la frontiera per utilizzare magari del “nero” oppure fare acquisti così da nascondere dei consumi che potrebbero invece finire sotto la lente del redditometro», conclude Salvatore Padula. Questo strumento, per le sue incognite, spaventa tutti: i contribuenti ma anche gli addetti ai lavori, commercialisti, ragionieri, avvocati e tributaristi.
«È un mezzo da mettere alla prova. Consente di rettificare le dichiarazioni di qualsiasi contribuente sulla base di dati tributari. Ma sottopone a imposizione anche sulla base di presunzioni determinate con criteri non perfettamente verificabili – spiega Gaetano Ragucci, presidente della sezione comasca dell’Anti – È proprio questo passaggio che deve essere ben definito», conclude Ragucci.

Fabrizio Barabesi

Nella foto:
La maggior parte dei controlli fiscali avviene oggi per via telematica confrontando il reddito dichiarato, i beni posseduti e le spese effettuate

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.