Il referendum Fiat, gli stipendi e la flessibilità

Il dariosauro
di Dario Campione

Quanti hanno letto la bozza di accordo per la futura gestione di Mirafiori? Probabilmente pochi.
Il testo è complicato, lunghissimo (86 pagine), inaccessibile per chi non conosca la dinamica delle relazioni industriali. Eppure, di questo accordo si discute ormai da settimane. Su questo accordo e su ciò che esso significa dal punto di vista politico, si gioca una parte importante del futuro – non soltanto produttivo – del Paese.
L’obiettivo principale dell’intesa di Mirafiori (e, prima

ancora, di quella siglata a Pomigliano d’Arco) è la governabilità degli impianti.
La nuova Fiat di Sergio Marchionne chiede garanzie prima di effettuare i propri investimenti.
Il manager italo-canadese è convinto – e non lo ha mai nascosto – che il sistema di governance della grande impresa italiana non sia adeguato alla gestione di impianti quali sono le catene di montaggio delle auto. L’amministratore delegato del Lingotto chiede una turnazione ad ampio spettro e fino a 120 ore di straordinario «a discrezione dell’impresa», in modo da non doversi fermare troppo spesso in estenuanti trattative sindacali.
L’aspetto che ha scatenato la dura reazione di una parte del sindacato – la Fiom – è poi il divieto di scioperare in modalità tali da vanificare le clausole contrattuali. In sostanza, se l’azienda richiede una giornata di lavoro straordinario di sabato, non si può proclamare lo sciopero proprio in quel sabato. In estrema sintesi, Marchionne vuole cambiare il lavoro in fabbrica rendendolo estremamente flessibile. Garantendo maggiore salario. Di questo parliamo stasera, in diretta su Etv, a partire dalle 20.30. Nel giorno del referendum che decide il futuro della Fiat.
dariosauro@espansionetv.it

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