Il referendum indipendentista di Salvini

altPolitica e società
«Votiamo in Lombardia come hanno fatto in Veneto ma su una proposta vera. Niente elezioni on line, portiamo la gente ai seggi»

«L’indipendenza è futuro, speranza, dignità, democrazia a qualunque livello venga coniugata». Le quattro virtù politiche di Matteo Salvini, eurodeputato e segretario federale della Lega, sono una sorta di manifesto affisso sui muri di tutto il Nord da qui alle prossime elezioni per il Parlamento di Strasburgo.
Dopo il referendum virtuale che ha proclamato l’indipendenza del Veneto, il giovane leader del Carroccio preme il piede sull’acceleratore della secessione.

Ripesca una vecchia idea sempre spendibile dalle parti del Carroccio – soprattutto in un momento di crisi economico-sociale devastante, qual è l’attuale – e la rimette in gioco compiendo una forzatura tutto sommato sostenibile.
«In Lombardia ho chiesto di fare la stessa cosa accaduta in Veneto. L’Italia ha bisogno di più territorio», ha dichiarato Salvini. Ma nella regione in cui governa Roberto Maroni, il folklore della rete è pericoloso. Si cambia quindi copione. E, paradossalmente, si tenta una strada più istituzionale, formalmente sostenibile e comunque meno soggetta a critiche e ironie di chi giudica la democrazia elettronica tuttora troppo poco trasparente, debole e opaca.
Il risultato di questa nuova mossa della Lega è un documento che Salvini ha commissionato al capogruppo in Regione Lombardia, Massimiliano Romeo.
«Vogliamo chiedere la convocazione di un referendum vero, in cui la gente vota recandosi ai seggi – dice Salvini – un referendum sull’indipendenza della Regione o sulla possibilità di avere lo Statuto speciale». Niente click sul computer, quindi, né hacker pronti a sbugiardare i profeti della web-democracy. Ma schede, seggi e matite. Un buon, vecchio sistema che premetta in primo luogo di contare, uno dopo l’altro, i sì lombardi al distacco dallo Stivale.
Perché su un punto Matteo Salvini è pronto probabilmente a scommettere qualsiasi cifra: se fossero chiamati a esprimersi con un referendum sull’indipendenza della Lombardia, i cittadini rovescerebbero nelle urne una valanga di consensi. «Nel 2014 in Catalogna e in Scozia si voterà per l’indipendenza dai rispettivi Stati – dice il segretario federale della Lega Nord – questo è il momento giusto per decisioni simili. La gente ha voglia di identità, vuole gestire le proprie risorse fiscali in piena autonomia».
Un referendum sull’indipendenza dall’Italia, poi, è un ottimo veicolo di propaganda. Spacca il Paese e segna in modo netto le rispettive posizioni. «Renzi andrà in direzione opposta ai temi dell’autonomia», dice convinto Salvini.
Referendum, quindi. Nel tentativo di accrescere il bacino del consenso in vista del 4%, soglia minima sotto la quale si resta fuori dalla ripartizione dei seggi per il Parlamento europeo.
«La Lombardia ha 10 milioni di abitanti – dice ancora il leader del Carroccio – Sarebbe la terza potenza economica del Vecchio Continente. Nessuno dica che la separazione indebolirebbe l’economia lombarda. Semmai, sarebbe vero il contrario».
Il processo che Salvini vuole mettere in moto, in ogni caso, si presenta di difficile realizzazione. «È certamente lungo – ammette il segretario leghista – Le europee segneranno una tappa importante di questo percorso. La battaglia contro l’euro, per noi, diventa fondamentale». Uscire dall’Italia, uscire dall’euro e collegarsi ai tanti movimenti che nei Paesi dell’Eurozona contestano le politiche comunitarie. Alle viste, c’è l’alleanza con Marie Le Pen, fresca di un successo elettorale che ha scosso la Francia. «Ci presenteremo con liste diverse ma con un obiettivo comune. Facciamo parte di un unico fronte anti-euro e nel nuovo Parlamento saremo nello stesso gruppo».

Da. C.

Nella foto:
Matteo Salvini, eurodeputato e segretario federale della Lega Nord

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