Campione scompare nell’indifferenza generale: un banco alimentare sostiene 250 famiglie in crisi. Il reportage

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Il gigante, immobile e silenzioso, domina il lago dall’alto.
All’interno del casinò, sulle slot machines e i tavoli verdi, ormai da quasi un anno si accumula la polvere e tutto tace. Solo un paio di addetti alla vigilanza eseguono i controlli di routine perlustrando il perimetro del palazzo realizzato dall’architetto Botta. Ogni tanto le porte della casa da gioco si aprono.
Ma sono quelle laterali, di servizio, da dove si vedono uscire i fornitori arrivati a Campione d’Italia per portare via, scaduti i contratti in essere, le macchinette del caffè piuttosto che altri oggetti ormai inutilizzabili.
Scese le scale che portano sul lungolago, appesi alle ringhiere campeggiano tutti i cartelli che nel corso dell’ultimo anno i dipendenti, le famiglie di Campione e tutti quelli che sono rimasti invischiati in qualcosa che nessuno pensava si potesse concretizzare – specialmente nel giro di 365 giorni – sono stati realizzati per chiedere aiuto. Per cercare di non far dimenticare una comunità che lentamente si sta spegnendo. Non perchè non sia forte la volontà di chi qui vive, ha messo su famiglia e si è costruito un lavoro, ma perchè sembra sempre più un paese dimenticato.
E ben 250 famiglie, dopo aver dato ormai fondo ai risparmi, non possono fare altro che presentarsi, settimanalmente, al banco alimentare creato in paese da alcuni ex dipendenti del Casinò come Rosi Bianchi. All’interno di un piccolo locale che si affaccia su una piazzetta nel cuore del paese, infatti, c’è chi consegna sacchetti con i generi di prima necessità.
Cibo e altri beni primari, dal detersivo al dentifricio, che vengono donati da alcune associazioni ticinesi e da ex dipendenti svizzeri che, potendo contare su un assegno di disoccupazione adeguato, si ricordano dei colleghi e fanno un po’ di spesa anche per loro.
Tra i prodotti messi a disposizione anche dei pannolini per alcune famiglie con figli, in difficoltà nel recuperare i beni di primissima necessità.
C’è anche chi preferisce non presentarsi di persona al banco ma chiede di avere il pacco a casa. Una situazione drammatica che rattrista ancora di più tutte le persone incontrate anche per un altro fattore: gli aiuti arrivano solo da realtà di volontariato ticinesi, nessun interessamento dall’Italia che sembra essersi dimenticata della presenza di migliaia di italiani che qui, in questo piccolo fazzoletto di terra incastonata tra Italia e Svizzera, sono ancora visti come privilegiati, come persone che in passato hanno sempre avuto stipendi da favola – mito peraltro in parte smentito osservando le buste paga di alcuni di questi ex dipendenti – e che quindi forse non meritano di sapere cosa ne sarà del loro futuro. Passeggiando tra le viuzze del paese, tra alcuni turisti che sembrano spaesati e chiedono ancora se il casinò sia in funzione, compaiono diversi cartelli con la scritta “vendesi” e numerose vetrine di negozi sono ormai vuote.
Ritornando nella piazza principale, ai piedi del Casinò e a due passi dal Comune, dove anche ieri mattina si è svolta una riunione tra il commissario prefettizio e i sindacati, resiste ancora un piccolo presidio dove ci si ritrova.
Dentro, costantemente aggiornato, troneggia un tabellone che riporta i giorni di chiusura del casinò – ieri si era a quota 341 – e i mancati incassi arrivati a 68 milioni di euro. Ma ciò che più impressiona è sapere come spesso di notte, per cause ignote, scattino alcuni allarmi del casinò. Nessuno però si affretta, come sarebbe accaduto in passato con la casa da gioco in piena attività, a capire cosa stia accadendo perchè là dentro – ad eccezione dei fantasmi di qualche incallito giocatore – non c’è più nulla di prezioso da portare via.

Il banco alimentare di Campione d'Italia
Il banco alimentare di Campione d’Italia

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