Il rettore dell’Insubria: «Cerchiamo nuovi spazi. Mancano mensa e parcheggi»

Il rettore dell'Insubria, Angelo Tagliabue

Angelo Tagliabue è il nuovo rettore dell’Università dell’Insubria. Un ateneo in crescita. Che a Como ha sete di spazi.
Di quali strutture in concreto avreste bisogno?
«Molto è il lavoro che è stato fatto in questi anni a Como, l’università è diffusa nella città: la sistemazione della Manica Lunga a Sant’Abbondio, la palazzina dei chimici in via Valleggio, l’inizio della ristrutturazione di via Castelnuovo, dove sono situati diversi laboratori didattici e di ricerca e dove è possibile ricavare aule e spazi. Molto rimane da fare. Mancano di una mensa, spazi studio che possano rimanere aperti oltre l’orario di chiusura delle sedi e nel fine-settimana; convenzioni con attività commerciali, ristorazione, trasporti e parcheggi».

Il chiostro di Sant’Abbondio dell’Università dell’Insubria


Che potenzialità ha la residenza “La Presentazione”? Quanti alunni ospita?
«Fiore all’occhiello di Como per quanto riguarda l’ospitalità degli studenti universitari, ha potenzialità di sviluppo molto interessanti. Attualmente l’ateneo ha 40 posti a disposizione che assegna tramite bandi legati anche al merito. Ma, dal momento che uno degli obiettivi chiave del nostro mandato è di attrarre talenti anche da luoghi lontani, la Presentazione è uno dei tasselli da potenziare: sia in termini di posti a nostra disposizione, sia con una riflessione sull’organizzazione di questi posti (le camere attualmente sono tutte camere doppie, che non sempre sono la soluzione migliore) e sulla possibilità di renderlo centro di cultura aperto alla città».
Si parla in questi giorni anche in funzione dei finanziamenti della Fondazione Cariplo di un vostro interessamento per l’ex centrale termica della Ticosa (la Santarella) e per l’ex Loom Mantero.
«L’Università è accanto al Comune di Como nell’individuare soluzioni che possano arricchire la città di nuove opportunità. Tuttavia gli oneri necessari per il recupero edilizio delle aree Santarella ed ex Ticosa sono fuori dalla portata dell’ateneo. Sicuramente l’Università può essere una partnership culturale, portando contenuti e proposte (spazi per studenti che incontrino anche l’interesse della cittadinanza) su cui continuare il confronto già iniziato».
A quando un collegio di merito per studenti?
«A Como l’Ateneo ha in atto da 5 anni una sperimentazione importante di un collegio di merito virtuale: la Scuola di Como è nata nel 2013 grazie alla volontà di Univercomo e del suo presidente Giacomo Castiglioni e di quattro enti di formazione (Insubria, Politecnico, Conservatorio, Accademia). La Scuola di Como, ora gestita dalla Fondazione Volta, seleziona ogni anno studenti meritevoli e motivati che si sono appena iscritti all’università e li coinvolge in un percorso di formazione a 360 gradi. Questa sperimentazione può fare da apripista alla possibilità di realizzare un collegio di merito».
Quali strategie adotterà per la sede comasca?
«Un forte legame con il territorio. A gennaio è ufficialmente stato costituito il nuovo Dipartimento di Scienze Umane e Innovazione per il Territorio, in cui gli ambiti umanistico e scientifico lavorano in sinergia su temi come beni culturali, ambiente, turismo culturale e ambientale. Como è una città in cui le diverse connotazioni del sapere possono fondersi e reciprocamente valorizzarsi. Qui i linguaggi dell’ambito umanistico e di quello scientifico si sono accordati e sono diventati sorgente di cultura. La formazione superiore non può che arricchirsi di questa varietà. Per esempio il nostro corso di laurea triennale in Scienze del Turismo potrebbe diventare una laurea magistrale».
Quali prospettive concrete per l’ampliamento dell’Insubria a Como?
«L’offerta formativa su Como è già variegata: dalle scienze dure all’ambito giuridico-economico e a quello umanistico del turismo e della mediazione interlinguistica; lo scorso anno è stata stipulata una convenzione con l’ospedale Sant’Anna per i tirocini dei futuri medici. Il territorio ha più volte manifestato il desiderio di un corso di laurea in informatica e ci stiamo già ragionando per partire nel minor tempo possibile. Va detto poi che la Fondazione Volta ha già dichiarato il supporto al nostro Ateneo tramite il co-finanziamento di ricercatori a tempo determinato. Il nostro Statuto prevede una Consulta Ateneo-Territorio: vorremmo diventasse un vero tavolo di confronto».
L’addio a Como del Politecnico è un’opportunità?
«Per la città è una perdita notevole, che lascerà un vuoto sia di spazi fisici che di competenze. Ci muoveremo per acquisire spazi, di cui abbiamo costantemente bisogno, sia per l’apertura del nuovo dipartimento, che per la crescita costante delle matricole (un ulteriore 8%, dopo essere stati lo scorso anno la seconda università per crescita percentuale degli immatricolati), che per le attività di ricerca che attraggono dottorandi e ricercatori da fuori».
Come giudica la situazione di Como, alleata un po’ con Lecco (Camera di Commercio) e un po’ con Varese (Insubria e Ats)?
«Non abbiamo nessuna intenzione di percorrere iniziative “contro” qualcuno. Siamo in fattiva collaborazione con tutti gli enti, è lo spirito vincente».
L’Ospedale Sant’Anna di Como e il Circolo di Varese hanno lo stesso legame con l’Università?
«La novità è che il Sant’Anna, dove già da anni è attivo il corso di laurea in Scienze infermieristiche, dal mese scorso è diventato polo di insegnamento universitario anche per Medicina e Chirurgia. E sempre il Sant’Anna è stato sede del primo master italiano per infermiere di sala operatoria. Dunque ora gli ospedali di Como e Varese sono paritetici per l’insegnamento, le scuole di specialità e la formazione».

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