Il rifugio comasco del bandito Giuliano

altStoria – I documenti emersi dagli archivi americani e inglesi raccontano una vicenda sin qui assolutamente sconosciuta

Èun’estate caldissima, in Sicilia, quella del 1943. Gli alleati sono sbarcati a Gela nella notte tra il 9 il 10 luglio. Hanno occupato l’isola in un tempo brevissimo con l’aiuto determinante della mafia che ha aperto la strada agli uomini in grigioverde del generale Patton.
Nel giro di poche settimane lo scenario della guerra cambia completamente. Crolla il regime (25 luglio) e crolla anche la capacità di resistenza delle truppe italiane. A Cassibile, il 3 settembre, viene firmata la resa

italiana che sarà però ufficializzata soltanto 5 giorni dopo.
Nelle campagne di San Giuseppe Jato, a poca distanza da Montelepre, in località Quarto Mulino, inizia la vita criminale di Salvatore Giuliano.
Il bandito, non ancora 19enne, uccide infatti il carabiniere Antonio Mancino. Da quel momento, e per i 7 anni successivi, il nome di Giuliano sarà associato alla tormentata storia di una terra in cerca della propria rinascita.
La figura di Giuliano è transitata, nel tempo, attraverso molte “letture”. Comprese quelle agiografiche, stile “Robin Hood” in salsa mediterranea.
La realtà, però, come sempre è assolutamente diversa. E i documenti che a distanza di decenni continuano a emergere dagli archivi americani e inglesi hanno definitivamente spazzato via la “figurina” del bandito gentile e romantico, difensore della sicilianità e dei poveri.
Grazie alle ricerche di Giuseppe Casarrubea e Mario José Cereghino, collaboratori dello storico Nicola Tranfaglia, è possibile oggi conoscere il volto autentico di Giuliano, il quale «appare» più come «un terrorista e un leader di squadre armate collegato ai servizi segreti americani e italiani che non un “bandito” nel senso tradizionale di scorridore delle campagne siciliane». Dice Casarrubea: «La sedentarietà presunta di Giuliano, il fatto che non si sia mai mosso da Montelepre e dalle sue montagne, è una leggenda. È anzi ampiamente dimostrato il contrario. Giuliano fu un criminale, legato ai movimenti neofascisti nati a cavallo della Repubblica Sociale. E girò parecchio per l’Italia».
Lo storico siciliano sostiene in particolare l’ipotesi che il bandito monteleprino, in fuga dalla Sicilia dopo l’omicidio del carabiniere Mancino, avesse trovato rifugio prima in Calabria poi a Taranto, città in cui si era arruolato nei ranghi dei “Nuotatori Sommozzatori” della Decima Mas di Junio Valerio Borghese.
Fuggito anche da Taranto, tra il 1944 e il 1946 Giuliano si muove lungo tutto il Paese. È a Verona, nel centro di addestramento “Cypresse”, e a Roma, dove incontra tra gli altri alcuni agenti dei servizi americani.
E a un certo punto è anche a Como. Più precisamente a Montorfano, dove ha sede il Battaglione Vega e dove si rifugia «per sfuggire alla cattura» nel maggio 1945.
«È proprio il Secret Intelligence Service britannico – scrivono ancora Casarrubea e Cereghino – a confermare in documenti e relazioni dei suoi agenti che Giuliano, insieme con il vice Salvatore Ferreri, frequenta assiduamente Lombardia e Veneto» anche nell’estate del 1946.
Il fatto che il bandito monteleprino sia transitato da Como è, per Casarrubea, una «ipotesi più che probabile». Suffragata da un’altra considerazione, questa invece fondata su relazioni particolareggiate: la banda di Giuliano fu costruita anche con elementi addestrati a Montorfano e provenienti dal Battaglione Vega.
«Nell’aprile 1945, 120 militi della brigata “Raffaele Manganiello”, di stanza a Montorfano raggiungono la Sicilia per continuare la “resistenza fascista” al Sud. Fanno parte del Battaglione “Vega”, un corpo di élite di 350 uomini voluto dal principe Borghese nell’estate del 1944 e addestrato dal tenente di vascello Mario Rossi. Gli uomini del “Vega” provengono in gran parte dalle fila dei Nuotatori-paracadutisti Np del colonnello Nino Buttazzoni. Negli elenchi stilati dal controspionaggio Usa (aprile 1945), compaiono i nomi del “tenente Giuliano” e di altri futuri componenti della cosiddetta “banda” del monteleprino».

Nella foto:
Salvatore Giuliano nacque a Montelepre il 16 novembre 1922 e fu ucciso a Castelvetrano, il 5 luglio 1950, in circostanze mai chiarite

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