Il rombo delle Harley per l’ultimo saluto al centauro

altLa tragedia di giovedì scorso. Monsignor Carlo Calori: «Il mistero della morte è di difficile comprensione, quando è così improvvisa. Uno strappo che lacera»
Tanti amici ieri in San Fedele si sono stretti attorno ai familiari del 51enne Fabrizio Chiellini
(f.bar.) «Ciao, semplicemente ciao». Questo lo straziante messaggio in musica che ha accompagnato l’uscita – dalla basilica di San Fedele – della bara del povero Fabrizio Chiellini. Lo sfortunato centauro 51enne tragicamente scomparso lo scorso 14 agosto in un incidente in via Pasquale Paoli.
Ieri mattina si sono svolti i funerali. Tanti gli amici che si sono voluti stringere attorno al dolore della compagna, dei tre figli e dei parenti. La partenza del carro funebre è infine stata accompagnata da un altro saluto particolare. Due amici, in lacrime, hanno acceso le Harley Davidson parcheggiate fuori dalla chiesa per salutare, con il rombo dei motori, il compagno di tante giornate e avventure trascorse insieme.

 

Un rito funebre commovente, nel più totale silenzio. Un dolore muto e un raccoglimento profondo. Toccanti le parole di monsignor Carlo Calori che ha officiato le esequie. «Il mistero della morte è di difficile comprensione, soprattutto quando avviene in maniera così improvvisa. Uno strappo che lacera – ha detto il religioso – Anche il Signore ha subito ingiustamente la morte e l’ha trasformata in un atto d’amore. Ora dobbiamo stare accanto alla famiglia di Fabrizio. Di lui ho un ricordo vivido di quando, poco tempo fa, venne qui per battezzare il figlio più piccolo».
L’uomo, originario di Livorno, risiedeva da tempo in città. In passato aveva gestito due alberghi, prima il Plinius con la ex moglie, poi il Posta di via Garibaldi. Due anni fa, aveva intrapreso un’attività tutta sua, con una agenzia immobiliare. Era padre di tre figli.
«Se ne è andato nel giorno dell’Assunta, il 14 agosto. La Madonna avrà aperto le porte del paradiso a Fabrizio che ci guarda dall’alto e vorrebbe dirci di fare attenzione ai rischi della strada», ha concluso monsignor Calori.
Chiellini, a mezzogiorno di giovedì scorso, percorreva via Pasquale Paoli in sella alla sua moto Aprilia quando, all’altezza del Birrificio, era caduto dopo aver urtato una Mini all’altezza dell’ingresso del parcheggio sotterraneo dell’area ex Trevitex. Sbalzato dalla moto, era poi finito contro un palo. Le ferite riportate erano apparse da subito gravissime, nonostante gli immediati soccorsi del 118. Rianimato a lungo sul posto, il 51enne era poi stato trasportato d’urgenza all’ospedale Sant’Anna di San Fermo, dove tuttavia era morto subito dopo l’arrivo. Sulla vicenda la Procura di Como ha aperto un fascicolo con l’accusa di omicidio colposo.
La salma dell’uomo, ieri mattina dopo il funerale in San Fedele, è partita per la Toscana, sua regione natale. Oggi si svolgerà infatti un altro rito a Rosignano Marittima.

Nella foto:
Monsignor Carlo Calori all’arrivo del feretro di Fabrizio Chiellini nella basilica di San Fedele, nel centro storico di Como (foto Fkd)

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