Il rombo delle moto da cross saluta Luca nell’ultimo viaggio. «Non si può morire a 18 anni»

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Il funerale del centauro
La dedica sul cartello: «Sei in ogni nostro battito»

Un rombo di motori, quello delle moto da cross, quelle che lui amava tanto, gli ha dato l’ultimo saluto. Un saluto che non si dovrebbe dare mai a un ragazzo di diciotto anni.
Gli amici di Luca Selva, morto giovedì scorso dopo il drammatico incidente di martedì a Blevio, ieri hanno parcheggiato le moto nella piazza della chiesa

di San Giovanni a Torno. Allineate a formare una fila perfetta.
«Siamo qui oggi per dare l’estremo saluto a nostro fratello Luca», dice don Alberto Pini. «Non si può morire a diciotto anni» si ripetono le quasi mille persone presenti alla funzione. E si cammina in un mare di occhi lucidi, ovunque ci si giri si vede desolazione, sgomento e la rabbia di chi ha perso un figlio, un fratello, un nipote, un cugino, un amico, la rabbia di chi spera sempre che certe cose non accadano mai e poi un giorno la strada ti porta via tutto.
«La pioggia fa riaffiorare il dolore e la tristezza – dice don Alberto Pini – e la neve cancella tutto, non ci permette di vedere, a volte fa paura, ma noi dobbiamo trovare il coraggio e continuare a vedere la luce di Luca».
Ed eccoli lì, tutti i parenti e amici di Luca, pronti a portare con loro il ricordo. Hanno appeso un cartellone con foto e dediche all’ingresso della chiesa: «Sei in ogni nostro battito» è la più grande, quasi a sottolineare che lui starà per sempre lì con loro. Il ricordo non impedirà di volere ancora bene a Luca e di sentirlo vicino. Le parole di don Alberto Pini, che conosceva personalmente Luca, sono scosse da un sentimento sincero. Era un ragazzo che ha spesso partecipato alle attività della parrocchia e che con la sua voglia di vivere riusciva a strappare sempre un sorriso.
È una funzione composta: si respirano quel rispetto e quella dignità difficili da mantenere davanti alle tragedie più atroci.
Gli amici si abbracciano, cercano di farsi forza l’un l’altro, si asciugano le lacrime, convivono con i loro pensieri più profondi. Stanno probabilmente ricordando le avventure in moto e le tante serate spensierate trascorse con l’amico.
«Adesso leggo qualcosa di Sant’Agostino – dice una ragazza dal pulpito – e sono sicura che questo è quello che direbbe Luca se fosse qui: non dovete essere tristi, ricordatemi sempre ma con gioia, sorridete». La chiesa è stracolma: c’è poca distanza tra una persona e l’altra, come se tutte avessero bisogno di sostegno, di sentire calore. Perfino la piazza è gremita, è difficile anche muoversi. E le moto sono lì, sotto la pioggia, ad aspettare di ruggire per un ragazzo che è stato strappato troppo presto alla vita.

Enrica Corselli

Nella foto:
Sopra, le moto da cross schierate nella piazza della chiesa di Torno. A destra, un’immagine della giovane vittima

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