Il segreto sta nell’olio del Lario, già diffuso tra gli antichi romani

altUn sapore fruttato con gusto di carciofo, mandorla dolce e un pizzico di piccante
Sembra quasi un dettaglio trascurabile, la “zuppa Parmentier” non sarebbe la stessa senza quel tocco caratteristico che regala l’olio. Non è un caso se la ricetta non preveda di utilizzarne uno qualsiasi, ma un extravergine unico nel suo genere, poiché ottenuto da olive lariane raccolte manualmente e spremute tuttora con il metodo classico, usando le macine a pietra.
Questi fattori, unitamente al clima mite delle sponde lariane, attribuiscono all’olio un profumo netto di oliva con sentori

erbacei, un sapore lievemente e piacevolmente fruttato con gusto di carciofo e mandorla dolce e un pizzico di piccante: tipicità che lo rendono differente anche da oli di altre zone olivicole settentrionali. Sotto il profilo nutrizionale, si tratta poi di un prodotto molto pregiato ed equilibrato, caratterizzato da una bassa acidità e ricco di antiossidanti, utili a prevenire l’invecchiamento cellulare. La pianta dell’ulivo è presente infatti anche in questo “estremo Nord dello stivale”, sulla sponda occidentale del lago di Como, in particolare nella zona di Lenno, favorita dal dolce clima lacustre (proprio ora, tra novembre e le feste natalizie, si raccolgono le olive) che ne ha reso possibile la diffusione già dal tempo dei romani.
Le origini dell’insediamento risalgono infatti al primo Impero Romano, quando il territorio fu raggiunto da coloni Greci, inviati da Giulio Cesare all’epoca della fondazione della Nuova Como. Furono proprio loro a introdurre la coltivazione dell’ulivo (ma anche della vite), dando origine a una tradizione viva e florida ancora oggi.

Nella foto:
Degustazioni alla Cooperativa olivicoltori Lago di Como

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.