Il settore del lusso e la tutela dell’ambiente

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di Giorgio Civati

Una volta c’erano le tessitrici e gli stampatori, i tintori e i capitelaio, poi gli addetti commerciali e creativi. Ma, adesso, per il distretto tessile comasco, è tempo anche di chemical manager. Una figura nuova che segna l’evolversi dei tempi e dell’industria della moda, visto che sono proprio i clienti a chiedere sempre maggiori informazioni e garanzie sulla presenza – anzi, sull’assenza  – di prodotti chimici nocivi in stoffe e tessuti. È notizia di qualche giorno fa, per esempio, che i due colossi mondiali del lusso, Kering e Lvmh, francesi con in portafoglio qualche decina di marchi celebri e che per Como rappresentano clienti fondamentali, si sfidano anche sul sostenibile. Una competizione che, come ha rimarcato la società di analisi e consulenza Pambianco, tra le più quotate nell’universo tessile/abbigliamento e lusso in genere, non potrà che dettare la linea in tutto il settore. Kering, per esempio, ha reso noto le proprie linee guida per il benessere degli animali, da cui arrivano fili e pelli. Lvmh ha invece siglato, più o meno contemporaneamente, una partnership di cinque anni con l’Unesco che impegna il gruppo a sostenere il programma dell’organizzazione a favore dell’uomo e della biosfera. Sono anni che un abito non è più solo un modo per coprirsi. È bellezza, qualità ma anche immagine, marchio, forse non sempre e non abbastanza contenuti in termini di tessuti. E ora è anche ecologia, sostenibilità, rispetto dell’ambiente, lotta all’inquinamento, tutela della salute del cliente finale, passando per il minore sfruttamento possibile della natura, degli animali, del pianeta. Il chemical manager ha però un costo, così come sono costi la sacrosanta tutela dell’ambiente e l’impiego di sostanze sempre meno tossiche e inquinanti. Ma per fare questo è necessario essere anche disposti a pagare quel giusto in più per avere materie prime, che per i colossi del lusso sono spesso tessuti “Made in Como”, adeguati a queste esigenze. E invece forse non accade abbastanza. Il tessile comasco si sta impegnando in questo senso, è ovvio. Nessuno può trascurare richieste precise del mondo della moda, di fornitori comunque importantissimi, così come non è possibile ignorare la necessità di salvaguardare l’ambiente e la salute, anche nell’abbigliamento. Ma la sensazione, tra molti addetti ai lavori, è che una battaglia buona e giusta alla fine sarà scaricata sulle spalle e sulle tasche degli anelli più deboli della filiera della moda. E Como è uno di quelli.

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