Il signor Gino presentò i ricorsi quando però era già morto

Terremoto giudiziario
Si indaga sulle stranezze delle multe “scomparse”

Il signor Gino era ben conosciuto alle forze dell’ordine della Penisola. Era noto come prestanome, tanto che a suo carico erano intestate 1.034 automobili. Probabilmente, anche gli uffici della polizia stradale di Como avevano trattato in passato pratiche inerenti al signor Gino. Di certo, a suo nome risultano sette contravvenzioni cui aveva deciso di presentare ricorso nella giornata del 17 aprile 2011.

Con il solo particolare, per la verità di non poco conto, che il signor Gino in quella data era già morto da quasi sei mesi, visto che la data del decesso è stata certificata dal Comune di Milano nel 27 novembre 2010. Emergono anche questi particolari francamente curiosi tra le carte dell’inchiesta della Procura di Como, che ha portato all’arresto del vicecomandante della polstrada Gian Piero Pisani (finito in carcere) e ai “domiciliari” altri quattro uomini, tra cui il comandante Patrizio Compostella. Il signor Gino e le sue sette multe impugnate rientrano nelle 1.463 contravvenzioni rilevate dal Tutor lungo l’autostrada da Bergamo a Milano e mai notificate agli automobilisti con un danno erariale già quantificato in 316mila euro. Come è ormai noto, le multe venivano – secondo la tesi dell’accusa che contesta il falso – sostanzialmente fatte “sparire” con l’escamotage di una parte di contravvenzioni segnate come pendenti per dei ricorsi (in realtà mai effettuati) e un’altra dove i ricorsi erano già stati accolti. Il tutto, sostiene la Procura, con il vantaggio, in caso di una eventuale ispezione, di dimostrare l’efficienza dell’ufficio. E proprio tra queste multe fatte “sparire”, figurerebbero i ricorsi del signor Gino, in una data tuttavia non credibile visto che l’uomo era già morto. Ma un secondo particolare, nelle indagini condotte dal sostituto procuratore Massimo Astori e dagli uomini della sezione di polizia giudiziaria della stradale, sarebbe saltato subito all’occhio di chi investigava. Ovvero il fatto che lo stesso giorno in cui i sette ricorsi del signor Gino vennero presentati, se ne aggiunsero altri 106 per un totale di 113 impugnazioni in un solo giorno. Gli inquirenti, sfogliando un calendario, hanno così scoperto che quella data – il 17 aprile 2011 – era pure una domenica. Ed è dunque «impossibile anche solo ipotizzare», sostiene la Procura di Como, «che nella giornata di domenica nella quale gli uffici non sono aperti al pubblico, siano stati ricevuti 113 ricorsi e che per gli stessi siano state formulate le relative controdeduzioni, diverse caso per caso».
Infatti, il corretto iper procedurale prevede che, una volta che l’automobilista – notificata la sanzione – abbia deciso di impugnare la multa, la stessa debba essere trasmessa all’organo competente (ovvero la Prefettura) già accompagnata dalle controdeduzioni in contrasto alle tesi dell’automobilista. Una mole di lavoro difficile da ipotizzare in un giorno come la domenica dove per di più gli uffici erano chiusi.
Intanto, sul fronte delle indagini – che non si sono mai interrotte nemmeno dopo l’esecuzione delle ordinanze di custodia cautelare in carcere e ai domiciliari – emerge che gli inquirenti avrebbero acquisito anche i registri dove sarebbero stati appuntati gli straordinari.
Il sospetto è infatti che anche su questo versante possano emergere delle anomalie, del resto già presenti in parte nelle contestazioni della Procura. Secondo la tesi accusatoria che ipotizza il peculato per Pisani e Compostella, il vicecomandante avrebbe infatti inserito come lavoro straordinario da retribuire ore che in verità aveva trascorso al ristorante con amici (tra cui il comandante) in un ristorante di Pavia, all’aeroporto di Orio al Serio, per recuperare una valigia persa e pure al funerale del padre di un amico. Su questo fronte, tuttavia, le indagini sono ancora in corso – come su molti altri versanti – motivo per cui l’acquisizione del registro che riporta gli straordinari potrebbe fornire utili elementi per incrociare i dati e meglio dettagliare una eventuale accusa.
Da ultimo, tra gli indagati figura anche l’ex comandante della stradale Francesca De Cave, anche se la sua posizione – non essendo coinvolta direttamente nella falsificazione dei dati delle multe – è al vaglio non essendovi la certezza che fosse al corrente delle multe scomparse.

M.Pv.

Nella foto:
Il cartello esposto fuori dalla sede di via Italia Libera il giorno in cui il blitz della Procura ha portato a sconvolgere i vertici della Polizia stradale di Como.

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