Il sindacato di polizia attacca tutti: «Colpa di ministero, Comune e Società». Il sindaco Lucini: «Troppi tifosi imbecilli»

La disamina del questore: «Abbiamo evitato il peggio»
È durissima la presa di posizione del Sap, il Sindacato autonomo di polizia, sugli episodi che hanno preceduto e seguito l’amichevole Como-Inter. Scontri con precise responsabilità, secondo il sindacato, dalla follia ultras al ministero dell’Interno, dal Comune capoluogo allo stesso Calcio Como.
La disamina viene affidata al vicesegretario provinciale, Sergio Iaccino. «I protagonisti dei tafferugli hanno evidentemente scompensi psichiatrici – spiega – perché non è possibile che per un’amichevole
si assista a simili eventi. Chi ha usato violenza verrà identificato, però serve anche la certezza della pena, certa gente non deve più andare allo stadio».
Eravate preparati per una simile emergenza?
«Preparati? La partita a rischio era stata anche segnalata al ministero dell’Interno, che però visto che si trattava di un’amichevole non ha mandato rinforzi. Onestamente siamo stanchi di vivere queste scene – aggiunge Iaccino – Da un lato lo stadio va spostato da lì e dall’altro prima di organizzare certe partite si dovrebbe chiedere un parere al questore. Comprendiamo la volontà del Calcio Como di ricreare passione e partecipazione attorno alla squadra, ma certe partite al Sinigaglia non si possono giocare e basta. Se si vuole gareggiare con l’Inter si deve giocare di giorno e a porte chiuse».
Ci sono stati problemi anche a causa dell’oscurità?
«Sicuramente. Dopo la partita arrivavano sassi da tutte le parti. Le forze dell’ordine non possono continuare a fare da bersaglio. Non ha senso che dopo quella che doveva essere una festa dello sport ci siano agenti in infermeria. Abbiamo chiesto più volte al Comune di tagliare le piante attorno allo stadio: la curva degli ospiti è completamente al buio. Così non si può fare ordine pubblico. Siamo stufi che la follia dei tifosi si paghi sulla pelle dei poliziotti e della gente per bene. Non dimentichiamo poi che ieri sera allo stadio c’erano moltissimi bambini. Se si vogliono organizzare le cose al Sinigaglia, non si possono più fare in questo modo. Per il rispetto dei residenti, delle forze dell’ordine e, non ultimi, degli stessi tifosi».
Gli scontri insomma erano nell’aria e ci sono stati. La polizia è riuscita soltanto a limitare i danni di una guerriglia annunciata, come ammette il questore Michelangelo Barbato.
«Qualche settimana fa abbiamo capito che le tifoserie si osservavano, si scrutavano attraverso i siti Internet – ha spiegato il questore a Etv – e avrebbero cercato di venire in contatto».
«Le tifoserie sono state sempre tenute distanti, ma al termine dell’incontro un gruppetto di interisti è riuscito a raggiungere la zona in cui c’era la tifoseria del Como. Si è trattato di un contatto lieve grazie all’organizzazione ottima dell’ordine e della sicurezza pubblica. Ogni intervento è stato mirato a prevenire il contatto tra le tifoserie. Abbiamo selezionato gli ultras che potevano creare problemi di ordine pubblico, un gruppo di 300-400 persone. Pur se erano circondati da forze di polizia, qualcuno ovviamente è riuscito a venirne fuori e a mischiarsi alla tifoseria tranquilla».
È molto amareggiato anche il sindaco di Como, Mario Lucini, martedì sera allo stadio. «Una partita di calcio estiva godibilissima è stata rovinata dall’imbecillità di un po’ di persone. Forse un po’ troppe», ha spiegato a Etv.
L’impressione è che la città abbia perso la bussola una seconda volta per un evento sportivo, dopo i fatti della festa per la semifinale degli Europei, Italia-Germania.
«Questa ricerca dell’eccesso e dell’esasperazione dei toni è sicuramente un brutto segnale – conclude Lucini – Ed è stupido che questo vada anche a contaminare degli eventi sportivi che non meritano certamente questa onta».

Paolo Annoni

Nella foto:
DAVANTI AGLI OCCHI DEI BAMBINI.  Martedì sera al Sinigaglia moltissime famiglie con figli anche piccoli. Alcuni di loro hanno assistito agli scontri nel pre e nel post-partita causati dalla follia di un gruppo di ultras nerazzurri (foto Mattia Vacca)

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