Il sindacato ticinese: «Chiudete subito le fabbriche». La terapia intensiva nel cantone è ormai giunta al punto limite

La dogana di Ponte Chiasso

«Vi esortiamo a interrompere con effetto immediato le attività della vostra azienda, a eccezione di quelle necessarie per far fronte ai bisogni primari della popolazione». L’Organizzazione Cristiano Sociale Ticinese (Ocst) ha rotto ieri gli indugi e con un documento firmato dai dirigenti della regione del Mendrisiotto ha chiesto alle imprese dell’area industriale più vicina all’Italia di chiudere. «Risulta difficile, per non dire impossibile, lavorare in azienda garantendo la necessaria sicurezza per le lavoratrici e i lavoratori – scrivono i vertici dell’Ocst – A questo proposito, ci sono pervenute numerosissime segnalazioni riguardanti situazioni di grossa difficoltà. Lavoratrici e lavoratori ci riferiscono che stanno vivendo, comprensibilmente, la propria presenza sui luoghi di lavoro con grande preoccupazione e paura, per essi e per i loro familiari».
Chiudere è l’unico modo, afferma il sindacato, per proteggere i dipendenti ma anche per contenere l’epidemia, che in Ticino sta assumendo proporzioni sempre più drammatiche.
La situazione nel Cantone
I nuovi casi di contagio sono stati mercoledì 127, per un totale di 638 positivi registrati dalle autorità sanitarie cantonali dal 25 febbraio. Alto pure il numero dei morti, 15, tutte tra le persone più vulnerabili (anziani con patologie pregresse).
Daniel Koch, capo della divisione malattie trasmissibili dell’Ufficio federale della sanità pubblica di Berna (Ufsp), è tornato a lanciare l’allarme su quanto accade nel cantone di lingua italiana. «La situazione in Ticino è drammatica – ha detto intervistato dalla stampa elvetica – Il limite delle capacità nei reparti di terapia intensiva è ormai praticamente raggiunto e cominciano a mancare posti letto».
Un argomento, quest’ultimo, affrontato sempre ieri in una conferenza stampa congiunta a Bellinzona dal ministro della Sanità della Confederazione, Alain Berset e dal presidente del governo ticinese, Christian Vitta.
«Seguiamo da vicino la situazione in Svizzera e in Ticino. E siamo consapevoli che il sistema sanitario ticinese si avvicina al limite. Il Cantone ha bisogno del nostro sostegno ma anche del sostegno di ogni singolo cittadino, nel rispetto delle misure prese dalle autorità», ha detto Berset.
«Stiamo lavorando per aumentare i posti in terapia intensiva in Ticino, arrivando vicino a 100 macchinari. Ma questo non basta, serve anche il personale», ha invece sottolineato Vitta. Ancora una volta evidenziando come il sistema sanitario ticinese dipenda in modo sostanziale dalle professionalità provenienti d’oltreconfine.
Intanto, prosegue la stretta alle dogane messa in atto dalla Svizzera – anche attraverso la chiusura di numerosi valichi minori – che ha portato a un calo del traffico sull’intero territorio del 68%, con 11mila persone respinte alle frontiere.
Nei pochi valichi rimasti aperti sono state approntate corsie preferenziali per chi può entrare sul territorio elvetico, come i frontalieri, oppure per il traffico di transito e per le merci.
Sul versante del rispetto delle regole imposte ai cittadini, al momento la polizia ticinese – stando almeno a quanto riferito dal comandante Matteo Cocchi – non ha ancora sanzionato alcun comportamento scorretto.

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