Il sindaco boccia senza appello l’Area C di Como

altLa proposta di Legambiente
«La nostra idea di città avrà maggiori spazi per le biciclette e per i pedoni»

Bocciata l’idea di “Area C” in riva al lago, la città immaginata dal sindaco Mario Lucini è sempre più a misura di pedone.
Diverse le idee, anche se ancora in fase embrionale, sulle quali si sta ragionando. A partire dalla volontà di “regalare” viale Geno, come già accadeva in passato durante i mesi estivi, a chi si muove a piedi.

Ancor più ardimentosa, sebbene presente nel libro dei sogni, l’ipotesi di liberare – risolto il nodo viabilistico che grava intorno al futuro della Ticosa – Lungo Lario Trento e Trieste dalle auto e concederli a pedoni e ciclisti. Ovviamente in certi periodi dell’anno e con modalità da stabilire. 

È questo, in estrema sintesi, il sogno della Como futura tratteggiato dal sindaco. Bisognerà innanzitutto sciogliere rapidamente alcuni nodi che opprimono la città. A partire dal futuro dell’area Ticosa, con parcheggi e viabilità da ripensare completamente una volta riconvertita la zona. E in questo dibattito sul destino di Como, è arrivata, dopo l’introduzione della Ztl in centro, la proposta di stampo ambientalista di replicare anche a Como la celebre “Area C” milanese. Ovvero applicare l’ingresso a pagamento anche nel capoluogo lariano, limitando e selezionando il traffico privato alla periferia della convalle.
Proposta che però viene bocciata dal primo cittadino. «Siamo impegnati su un progetto di città di altra natura. Tornare indietro non è assolutamente ipotizzabile. La volontà, ben delineata, è quella di fare altro. Ora è il caso di concentrarci su quanto è già in fase di sperimentazione. Ipotizzare l’area C prevede un’azione su tempi medio-lunghi che attualmente non sono ammissibili», ha detto Lucini che si è poi concentrato sulla visione della Como che verrà. O meglio che potrebbe prendere forma.
«Nel quadro che stiamo tratteggiando e nella visione che ci piacerebbe concretizzare c’è un posto sempre maggiore per i pedoni. In viale Geno si potrebbe riproporre quanto fatto in passato nei mesi estivi», dice Lucini.
«E in un quadro ancor più futuribile, perché non pensare di aprire alla gente anche Lungo Lario Trento e Trieste? Ovviamente dopo aver risolto il nodo Ticosa, la viabilità della zona e la questione parcheggi».
Non sono invece al momento previste «ulteriori operazioni di allargamento della Zona a traffico limitato», conclude.
L’Area C non soddisfa neppure il consigliere di maggioranza Gioacchino Favara che si è detto contrario. «Secondo me non è il caso, si rischia di scoraggiare il turista. Como è ancora in attesa di una riconversione. Non è più una realtà industriale, non è ancora una città completamente turistica – spiega il consigliere Favara – In questa fase non possiamo permetterci di prendere provvedimenti drastici che rischierebbero di penalizzare l’economia cittadina. Tanto più che Como non mi sembra sia paralizzata dal traffico. A Milano si può posteggiare a Lampugnano e raggiungere il centro con i mezzi, mentre a Como una misura del genere (l’Area C) rischierebbe di generare più danni che benefici».
Pollice verso anche da parte di Mario Lavatelli, presidente di Acus (Associazione utenti della strada). «Tutte le idee possono essere valutate. Ma francamente quest’ultima, ispirata a quanto accade ormai da anni a Milano, mi sembra arrivata fuori tempo massimo. Andrebbe ripensata tutta la viabilità della città – spiega Lavatelli – ma soprattutto andrebbe rivista la realtà dei parcheggi».
Tema cruciale dunque sempre quello dei posti auto. «Se si organizzasse la sosta in maniera adeguata, arricchendo le aree circostanti al centro con posti auto, allora se ne potrebbe discutere. Così non mi sembra proprio si possa ipotizzare un’Area C comasca», conclude.
Chi in passato aveva già proposto una simile idea è l’attuale consigliere comunale della Lega Nord Diego Peverelli, già assessore della giunta Bruni.
«Fu una proposta provocatoria. Il concetto è semplice: si devono creare dei parcheggi di corona in grado di soddisfare la richiesta di posti auto – ha detto Peverelli – Così chi vuole entrare nel cuore della città, paga. Ma paga solo chi si vuole concedere il lusso o ha la necessità di spingersi fino alla riva del lago. E per chi sceglie di rimanere fuori ci devono essere i mezzi pubblici».

Fabrizio Barabesi

Nella foto:
Il sindaco di Como, Mario Lucini, in piazza Roma – area simbolo dell’allargamento della Zona a traffico limitato – con l’assessore alla Viabilità Daniela Gerosa

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