Il sindaco: «I proventi dell’affitto di Villa Olmo reinvestiti anche nel suo restauro»
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Il sindaco: «I proventi dell’affitto di Villa Olmo reinvestiti anche nel suo restauro»

Ma Gaddi attacca: «Ridotti a gestirla come un bed & breakfast»

Quelle impalcature alte più di dieci metri, ornate da migliaia di luci degne dell’Illuminata di Cuneo, della Festa delle Luci di Lione e di tante sagre del Sud Italia, stridono con la pulizia della facciata neoclassica di Villa Olmo. L’impatto bollywoodiano sul gioiello di Como per molti non è facile da digerire. Soprattutto per chi aveva trasformato proprio Villa Olmo in sede espositiva di grandi mostre per un decennio, tra Picasso, Magritte, Mirò e gli Impressionisti. Nulla a che vedere insomma nè con la festa di Bulgari e Dolce & Gabbana nè tantomeno con il party di fidanzamento della figlia di Mukesh Ambani, magnate indiano del petrolio con un patrimonio stimato sui 50 miliardi di dollari.

Si leva così alto il grido di Sergio Gaddi, ex assessore alla Cultura di Palazzo Cernezzi e oggi curatore di mostre internazionali. «Il Comune si è ridotto a essere un gestore di bed & breakfast. Considera Villa Olmo come una camera ammobiliata da dare in affitto – commenta Gaddi – Ma non mi stupisco neppure. Tutto dipende da un peccato originale, che ha portato Villa Olmo a non essere più un polo espositivo e un polo culturale di altissimo livello».
«Attenzione – ammonisce Gaddi – pensare a qualcosa anche di diverso dentro Villa Olmo non è un errore. Anche al Kunsthistorisches Museum di Vienna o al MoMA di New York si possono organizzare delle cene, ma questo avviene seguendo regole e parametri che lo spazio richiede».

L’ex assessore punta poi il dito contro la precedente amministrazione di centrosinistra.
«Se nel progetto di riqualificazione vi fosse stato il restauro degli interni per fare tornare Villa Olmo a sede espositiva – dice – questo problema non si porrebbe neppure. L’amministrazione Lucini fece un macroscopico errore, anche peggiore delle paratie. Si è pensato all’orto botanico e a rifare il giardino peggio di prima, invece che agli impianti elettrici e al condizionamento degli interni. Oggi così siamo ridotti ad accettare elemosine per l’affitto della Villa. Spero che almeno questi soldi vengano spesi per gli interni».

Ma è altrettanto decisa la risposta del sindaco di Como, Mario Landriscina. «Premetto il fatto che è giusto che un sindaco pensi alla parte nobile della città e a investire sul bello, ma si deve occupare anche dei quartieri e delle periferie – dice Landriscina – Quest’anno, grazie a Villa Olmo, abbiamo incassato risorse come mai in passato. E sicuramente gran parte delle entrate verranno reinvestite in Villa Olmo», afferma ancora il sindaco. Che aggiunge: «Se noi abbiamo un patrimonio di valore, con manutenzioni costose, anche per la grande area esterna, credo sia giusto che cerchiamo di intercettare risorse per il suo mantenimento e riportare tutto il compendio al suo splendore».

Riguardo le installazioni ad alto impatto visivo, posizionate davanti alla Villa, Landriscina ricorda come l’opinione pubblica si era divisa pure sulla ruota panoramica, che poi ha attratto centinaia di persone.
«Tutti devono ricordarsi che si tratta di qualcosa di transitorio, per pochi giorni – dice il sindaco – Si tratta poi ancora della fase di allestimento e non è generoso giudicare il senso di arte e di cultura di altri Paesi. Usi e costumi, il senso del bello, vanno sempre interpretati, vissuti e rispettati. Ci ha chiesto Villa Olmo una persona nota a livello internazionale e che ospiterà altre personalità di spicco. Ben vengano nuove iniziative dello stesso livello. Lo sviluppo turistico del territorio significa anche fare sistema con realtà di respiro internazionale», conclude.

20 settembre 2018

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Paolo

Paolo Annoni pannoni@corrierecomo.it


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