Cronaca

Il sogno del campus e i conti con la realtà

Varese e Lecco si potenziano
Como, almeno una sua parte, sogna il campus universitario. Ma è un sogno che probabilmente dalla dimensione onirica non uscirà mai. Resterà sulla carta, anzi nemmeno su quella, perché di progetti concreti – quelle cose fatte di piani precisi, tempi ragionevoli e soldi a disposizione e non riempite soltanto di righe colorate tracciate sul nulla – in vent’anni non se ne sono visti.
È forse il caso di aprire gli occhi, una volta per tutte. E di fare i conti con la realtà. Realtà che nello scorso novembre ha imposto una drastica cura dimagrante alla sede lariana dell’Insubria, con la chiusura dei corsi di Scienze dei beni culturali e di Scienze dell’informazione per la cronica carenza di docenti di ruolo, non più compatibile con i parametri imposti dal ministero.
Una realtà che all’Insubria da anni registra uno sparuto numero di alunni ai corsi di Fisica, Matematica e Chimica.
Una realtà che pone in bilico il futuro del polo lariano del Politecnico sia perché lo stesso ministero impone la razionalizzazione delle sedi decentrate, sia perché l’ateneo milanese ha investito risorse sul campus di Milano Bovisa – già operativo e dal Lario facilmente raggiungibile via treno – e si accinge a farlo su quello lecchese, in entrambi i casi con il contributo di istituzioni e imprese.
E non va dimenticato che i costi del sistema accademico italiano sono eccessivi e che il ministero ha da tempo avviato un brusco processo di tagli alle spese e ai finanziamenti. Il denaro disponibile, quindi, sarà sempre meno.
Pochi soldi, pochi studenti, pochi docenti. In queste condizioni, dove vuole andare l’università lariana?
Che poi non è un’entità unica, ma si tratta di due soggetti ben distinti, Insubria e Politecnico, che ovviamente hanno logiche e obiettivi differenti.
La sostanza è che Como, stretta fra Varese, Lecco e soprattutto Milano, deve dare un senso alla sua ambizione di voler essere una città universitaria. Non basta dire che il campus è il futuro. Per quali studenti, per quali facoltà? Con che soldi? Né basta dichiarare di voler diventare un polo di eccellenza. In che cosa si pensa di eccellere? L’eccellenza non si improvvisa. Senza risposte serie, il destino è segnato.

Marcello Dubini

2 marzo 2010

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