Il sogno di un Como americano è già svanito. Fallita la trattativa di Nicastro

Massimo Nicastro Roberto Felleca

È durato 24 ore il sogno di un Como a stelle e strisce. La risposta dei potenziali investitori interessati è arrivata in tempi record ed è un secco stop all’operazione. I possibili acquirenti, arrivati da Los Angeles, avevano incontrato il mister, la squadra e lo staff, visitato lo stadio Sinigaglia e il centro sportivo, di Orsenigo, ancora sotto sequestro.
«Gli investitori si sono tirati indietro – ha detto ieri lo stesso presidente Massimo Nicastro, che martedì aveva parlato con grande ottimismo del progetto del gruppo di origine indonesiana – La decisione di rinunciare è legata allo stato delle strutture, dello stadio e del centro di Orsenigo. Mi hanno comunicato che non intendono proseguire nella trattativa e che sposteranno la loro attenzione su altro».
Il presidente conferma comunque la volontà di proseguire nella ricerca di un nuovo acquirente. «Ci concentreremo su altre trattative che erano secondarie e che ora diventeranno prioritarie – conclude Nicastro – Il lavoro prosegue».
Il giorno dopo la visita dei potenziali acquirenti, alla quale non era stato invitato, parla anche Roberto Felleca, socio al 50% di Nicastro. L’imprenditore sardo non entra nel merito delle trattative e preferisce puntare l’attenzione sull’attualità.
«Devo essere molto concreto – dice – Adesso bisogna pagare gli stipendi di novembre. Personalmente è quello che ho già fatto da luglio a ottobre, oltre che con i fornitori dello scorso anno».
«Spero nella massima collaborazione di Nicastro anche e soprattutto in vista dell’assemblea dei soci che è stata spostata al prossimo 27 novembre – aggiunge – Perché posso prendere atto delle trattative, ma come ho già sottolineato in questa fase, con la squadra lanciata, non possiamo permetterci errori. È necessario fare investimenti nell’immediato. Ci sono perdite da ripianare e auspico che Nicastro intervenga anche nell’ottica di un’eventuale vendita di quote».
Un brusco risveglio, così, per chi aveva creduto nel sogno americano, il gruppo straniero con base a Los Angeles con capitali potenzialmente illimitati.
«Sembrava quasi una barzelletta. Ci sono un americano, un indonesiano ed un sardo… – ha commentato ancora Felleca – Con il sardo che paga e va a lavorare tutti i giorni per far vincere il campionato».

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