Il sogno e’ recuperarlo. «Ma i costi sono altissimi»

Le opinioni – Il presidente degli architetti e l’addetto ai lavori
Angelo Monti: «Fondere nuovo e antico». I dubbi di Corino
Vecchi registri di cassa. Le classiche “pizze” di pellicola. Locandine ingiallite e proiettori ormai degni di un museo del cinema. Sono soltanto alcuni dei tantissimi oggetti che hanno segnato la storia del Politeama, tutti ancora disseminati nelle sale interne e avvolti dal buio impenetrabile del cinema.
Da ogni angolo spuntano tracce del recente passato ma anche dei fasti risalenti ormai a più di cento anni fa, da alcuni costumi di scena ai registri contabili con i guadagni ancora
espressi in lire. Una mole di materiale che, qualunque sia il futuro del Politeama, dovrà essere preservata.
«È un bene che la città possa finalmente riavere questo edificio. L’opera di recupero andrà studiata nel dettaglio – spiega il presidente degli architetti comaschi nonché urbanista, Angelo Monti – Andranno innanzitutto rispettati i vincoli architettonici esistenti».
Una premessa doverosa che però lascia comunque ampio spazio alla libertà di intervento. «A mio avviso andrebbe preso in considerazione un lavoro in grado di valorizzare il passato pur prevedendo un’opera di attualizzazione. In molti casi, il nuovo si può perfettamente sposare con l’antico», spiega sempre Angelo Monti che ricorre a un esempio.
«Si tratta del cosiddetto “soft repairing”. Ovvero essere in grado di far dialogare i linguaggi architettonici moderni con l’antico, senza mettere in ombra la storia ma valorizzandola anche tramite l’utilizzo di metodologie nuove».
Tra gli artefici principali di questo modo di agire c’è il famoso architetto britannico David Chipperfield. Sua questa frase, condivisa dallo stesso Angelo Monti, che riassume bene il pensiero che sta alla base di questa tecnica: «Nel recupero di un edificio, quanto mantenere e quanto realizzare di nuovo? La cancellazione è imperdonabile, il facsimile grottesco. Meglio ricordare. E “re-iniettare” significato». Impresa non semplice ma che «sarebbe l’ideale per mantenere vivo lo spirito della Bella Époque, della Como di un tempo, da fondere con la nuova realtà nella quale ci troviamo a vivere», conclude il presidente Monti.
Questo l’aspetto architettonico. Ma c’è ovviamente anche la necessità di capire cosa fare del “nuovo” Politeama.
«Spetterà al Comune, una volta acquisita la proprietà globale dell’immobile, decidere come utilizzare la struttura. La volontà di riaprire un cineteatro è scelta lodevole. Ma bisognerebbe valutarne anche la convenienza – spiega Massimo Corino, proprietario del Cinema Gloria- I pochi cinema della città sono sempre più in difficoltà. L’unica struttura che avrebbe senso riattivare è quella nella ex Trevitex. Per una nuova sala nel Politeama ci vorrebbero troppi soldi. Nuove sedie moderne, proiettori all’avanguardia, climatizzazione e suono adeguati. Si tratta di investimenti di non poco conto».
Sarebbe dunque meglio «mantenere quantomeno la possibilità di proiettare dei film. Ma non farne l’attività principale. Oppure pensare a un cinema d’essai. E, nel contempo, studiare come impiegare lo spazio in modo tale da rendere attrattivo il Politeama ma allo stesso tempo mantendendolo anche remunerativo», conclude Massimo Corino.

Fabrizio Barabesi

Nella foto:
Amarcord
I palchetti con i divisori in legno che si affacciano sulla platea sono uno degli elementi architettonici più caratteristici degli interni del Politeama. Il restauro, però, si annuncia complicato (Fkd)

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