Il sorriso triste di Tommaso, posteggiatore per caso

altMemorie lariane
di Renzo Romano

Raccontare storie sul filo della memoria coinvolge cuore, intelligenza, anima. La commozione la fa da padrone assoluto. Il tempo trascorso custodisce gelosamente ogni attimo del nostro vissuto. Il ricordo smuove la polvere del tempo. Il miracolo della memoria fa rivivere il passato. Nel ricordo nulla sembra cambiato, volti, cose, luoghi, avvenimenti. Invece tutto è cambiato perché dentro di noi tutto cambia giorno dopo giorno, momento dopo momento.
Le sensazioni, i sentimenti, la commozione

che il ricordo suscita sono ridisegnati con i colori del nostro vissuto. Il nero di un addio alla persona più cara, il rosa di un sogno realizzato, il verde di un’adolescenza fortunata, l’azzurro del cielo, il sorriso di un amico, un amore che sboccia, un amore che finisce sono pennellate, ora lievi, ora pesanti, che disegnano la nostra storia.
Ricordare è operazione difficile per chi “racconta” il ricordo, è prova delicata ed emozionante per chi si riconosce in quel ricordo e, di quel ricordo, si scopre partecipe, protagonista o comparsa.
Le vicende sono spesso non liete, allora s’impone in chi scrive la delicatezza di cambiare nel racconto il nome delle persone, dei luoghi, delle circostanze. Questo mi avviene spesso di fare. Come nella storia di oggi, vera nei fatti e nei sentimenti, inventata nei nomi e nei luoghi.
Percorrevo a Como, un mattino di qualche anno fa, via Mentana per andare in centro. Era giorno di mercato, il marciapiedi affollato di gente, il parcheggio a lato della via pieno di automobili in sosta. Mi cadde lo sguardo su un signore con una specie di borsello a tracolla che si aggirava tra le auto in sosta, pronto a fermare il traffico lungo via Mentana per fare uscire le auto dal parcheggio. Era un posteggiatore, uno dei tanti come se ne trovavano in giro per la città prima dell’avvento dei parcometri. Un uomo alto, non più giovane, brizzolato, magro.
Casualmente ne incrociai lo sguardo. Mi bloccai: «No! Possibile? Eppure mi sembra proprio lui, sì ne sono sicuro quel signore è proprio Tommaso!».
Anche il posteggiatore mi guardava, sembrava riconoscermi. Ruppi il ghiaccio e… «Tommaso, ciao, sei proprio tu! Come stai? Non ti vedo da una vita!». Non riusciva Tommaso a nascondere l’imbarazzo per quell’incontro. Mi riconobbe senza incertezze, mi sorrise, mi abbracciò. «Ciao Renzo, sono qui solo per caso, un mio amico si è ammalato e mi ha chiesto di sostituirlo per qualche giorno…».
Sembrava quasi volersi scusare di essere lì a fare il custode del parcheggio; il suo disagio lo toccavo con mano, lo sentivo… Lo ascoltavo con attenzione. E pensavo: “Tommaso che fa il posteggiatore, ma come è possibile? Suo papà aveva il negozio più bello del corso, bravo a scuola, studiava pianoforte, nel gioco del pallone era un virtuoso, era l’amico ideale per tutti, buono, generoso…”.
Un automobilista strombazzò, doveva uscire dal parcheggio, Tommaso si scusò con me e corse a fermare il traffico…
Lo aspettai, lo osservai, ero assalito da un soffocante senso di tristezza e inquietudine. Che cosa era rimasto del Tommaso di allora? Dove erano finiti i suoi sogni? Ritornò Tommaso e mi raccontò di sé. Dapprima titubante, poi sereno, felice del nostro incontro casuale. Si aprì, si confidò, per un momento tutto ritornò come prima, tantissimi anni fa… I giochi in strada, il pallone, le figurine, le biglie colorate, i primi sussulti ormonali, la cotta per la stessa compagna di classe, lei che preferì lui… me lo ricordo bene! Era un torrente in piena Tommaso, forse non gli pareva vero che qualcuno lo stesse ad ascoltare.
«Mi sono innamorato di una bella ragazza, la conoscevi anche tu, sua nonna abitava vicino a te, ci siamo sposati. Ero felice, la vita mi sorrideva. Poi gradualmente è cambiato tutto… Naufragato il matrimonio, il negozio in affanno, i contrasti in famiglia, mi sono ritrovato solo. Ma adesso sto bene, mi sono ripreso, sto aspettando un nuovo lavoro».
L’ennesima strombazzata, Tommaso si allontanò, un saluto affrettato, la promessa di rivederci presto… «Appena mi sono sistemato con il nuovo lavoro mi faccio vivo», le sue parole non troppo convinte. Abbracciai quel mio amico, netta la sensazione che non l’avrei più rivisto.
Così purtroppo è stato. Un giorno, qualche anno dopo, ho incontrato un amico d’infanzia. Il discorso è caduto su Tommaso. Da lui ho saputo che Tommaso non c’era più. Il nuovo lavoro mai arrivato, Tommaso aveva cominciato a bere, gli amici si erano dileguati, i rapporti familiari logorati. La solitudine, la malattia, la fine come una liberazione.
Forse, se quel giorno in via Mentana avessi insistito per rivederlo… La storia è triste, raccontarla non è stato facile. Il sorriso triste di Tommaso, il suo disagio, la polvere del tempo non riesce a nasconderli.

Nella foto:
Un posteggiatore seduto ai bordi di una strada. Nel racconto, ispirato a una storia vera e qui pubblicato, Tommaso svolge questa attività non per scelta, ma dopo una serie di traversie avute in sorte nella vita e senza poi trovare una via d’uscita

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