Il sottosegretario all’Economia: “Il Casinò di Campione riaprirà”

il Casinò di Campione d'Italia

«Il messaggio che voglio mandare è che il Casinò riaprirà». Il sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta, intervistato oggi da Agipronews, riaccende la luce sulla questione Campione d’italia. A due anni dalla dichiarazione di fallimento della società di gestione della casa da gioco, sancita con una sentenza del Tribunale di Como il 27 luglio 2018, l’esponente del Partito Democratico spiega che il governo «sta lavorando» su Campione.
«L’attività dei tavoli verdi deve ripartire per ridare linfa economica a un territorio altrimenti in fortissima crisi. Il messaggio che voglio mandare è che il casinò riaprirà», dice Baretta nell’intervista. Senza tuttavia andare oltre e scendere nei dettagli dell’operazione.
Il sottosegretario dovrebbe avere presto dal presidente del consiglio Giuseppe Conte la delega al settore giochi, uno dei comparti più danneggiati dalla crisi del Covid-19. Questo passaggio dovrebbe permettere a Baretta di riprendere in mano il dossier Campione d’Italia fermo ormai da due anni e tentare di trovare una soluzione.
Quale possa essere questa soluzione, però, Baretta non lo dice. Né lo lascia intendere.
D’altronde, i problemi da risolvere sono moltissimi. E alcuni anche parecchio complicati.
Lo ricorda Giorgio Zanzi, da due anni e mezzo commissario prefettizio nell’enclave e alla guida di un municipio svuotato dei dipendenti e tuttora senza giunta né bilancio.
A proposito della questione Casinò, spiega Zanzi, «il Comune è in condizione di stallo. È infatti socio unico di una società fallita, con la dichiarazione di fallimento impugnata davanti alla Corte di Cassazione da uno dei maggiori creditori (la Banca Popolare di Sondrio, ndr). Se guardiamo la normativa tuttora vigente, il Casinò non può nemmeno riaprire – dice ancora il commissario dell’enclave italiana sul Ceresio – la Legge Madia stabilisce infatti che proprio a causa del fallimento il Comune non può riattivare, nei 5 anni successivi alla sentenza del giudice, la società di gestione».
Detto in altri termini: se si volessero davvero rimettere in moto le slot campionesi il Parlamento dovrebbe approvare una legge che assegna la gestione della casa da gioco a una società diversa da quella controllata dal Comune. Oppure derogare alla normativa sulle partecipate. Al momento, nulla del genere è stato fatto, né tantomeno proposto. Anche per questo la dichiarazione di Baretta sembra essere più un’indicazione di volontà che qualcosa di concreto e attuale.
C’è poi un altro punto non meno importante degli altri. L’edificio casinò, il gigantesco immobile progettato da Mario Botta, è oggi nella disponibilità della curatela fallimentare. Il Comune, negli anni scorsi, ne aveva infatti concesso l’usufrutto alla società fallita. Per riaprire si dovrebbe trovare un accordo con i curatori, i quali però – almeno sino a ieri – non avevano avuto alcun incontro né alcun contatto con Baretta o con altri esponenti del governo.
Con la sua intervista il sottosegretario ha forse voluto mandare in buona fede il «messaggio» positivo e ottimistico di una prossima riapertura del Casinò. Purtroppo, i problemi da superare affinché questa riapertura non sia una semplice enunciazione tanto numerosi quanto complessi.

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