Il taser e lo scontro tra Rapinese e il Partito Democratico

«Meglio il taser che la pistola. Mi stupisco che la sinistra preferisca invece la pistola vera a quella elettrica. Non sono dunque io lo sceriffo ma loro». Con questa secca dichiarazione Alessandro Rapinese scaccia le insinuazioni su un suo ennesimo sostegno alla maggioranza.

«Non si tratta di affinità con la giunta ma di buon senso. Meglio che i vigili usino questo strumento piuttosto che la pistola. Con quest’ultima non si può mai sapere che cosa potrebbe accadere. Non mi sembra così difficile da capire. Inaccettabile invece il comportamento di uscire dall’aula messo in atto dal Pd», chiude Rapinese al quale immediatamente risponde il Pd. «Siamo contrari alla dotazione del taser. Ma ciò che si è visto anche l’altra sera è altro ed è di chiara impronta politica: dove non c’è la maggioranza, ci sono Rapinese e parte del suo gruppo», dicono Stefano Fanetti e Patrizia Lissi, capogruppo e consigliera comunale del Pd a Palazzo Cernezzi.

«La maggioranza di centrodestra non esiste più. O meglio, da un lato Landriscina senza Rapinese non porta più avanti nulla, dall’altro lui non potrà più dire di essere il candidato sindaco autonomo come ha sostenuto per anni. Anzi, alle prossime elezioni potrebbe essere ufficialmente Rapinese il candidato della destra comasca. Oggi è tutto più chiaro: con questo sostegno alla luce del sole è chiaro il fallimento del centrodestra a Como. Noi siamo pronti per offrire una vera alternativa», chiude il Pd. Critici anche i 5 Stelle. «Siamo usciti dall’aula, volevamo far mancare il numero legale perché siamo stanchi di mantenere in piedi questo consiglio. Poi è entrato Rapinese che invece ha dato i numeri alla maggioranza e così la mozione è passata. Ciò dimostra che nell’opposizione c’è un gruppo politico che vuole essere la stampella della maggioranza. Sul taser dico che sono favorevole all’uso di armi non letali ma bisogna valutare bene il vigile che utilizzerà il nuovo mezzo» dice il capogruppo Fabio Aleotti. Altrettanto netto Bruno Magatti (Civitas).

«Rapinese credo abbia fatto un patto di sangue con la maggioranza, ormai è evidente che appartiene a una cultura di destra. È chiara la sua parabola e spero che lo sia anche per i suoi elettori», dice Magatti che si dichiara contrario al taser perché «il tema della sicurezza è un tema sociale che si affronta recuperando le persone».

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