IL TEATRO DELL’ASSURDO

di DARIO CAMPIONE

Un rosario di vanità
Il consiglio comunale di Como è oggi ostaggio di un cieco ostruzionismo condotto da settimane da Alessandro Rapinese, esponente di minoranza entrato a Palazzo Cernezzi dopo le dimissioni di Giorgio Carcano, candidato sindaco della lista civica “Area 2010”.
Rapinese ha depositato oltre 200 emendamenti al bilancio preventivo. Nessuno dei quali, sinora, è stato discusso. Il consigliere di opposizione, fino a questo momento, si è infatti “limitato” a subemendare gli emendamenti di altri colleghi

, in un gioco di incastri che sfiora il grottesco. Il regolamento interno all’assemblea cittadina permette a Rapinese di illustrare ciascuno dei sub-emendamenti parlando per 5 minuti. Una catena di interventi spesso superflui, quasi sempre provocatori. In una parola: inutili.
Un rosario di vanità sgranato nell’indifferenza della città, insofferente e forse persino infastidita da un teatro dell’assurdo che paralizza ogni cosa.
Il rischio concreto è che la discussione del bilancio possa durare settimane. Una follia.
Nessuno vuole mettere in dubbio la legittimità formale delle iniziative del consigliere comunale di opposizione. C’è un regolamento che, applicato alla lettera, diventa un muro invalicabile. Rapinese ha protestato per quello eretto sul lungolago ma non esita e innalzarne uno in consiglio. Contraddittorio.
Il punto, tuttavia, è un altro. La politica.
L’azione ostruzionistica è giustificabile quando sposa ragioni eticamente coerenti e sostenibili. Diversamente, è un esercizio irritante, un mulinare a vuoto colpi su colpi.
I sistemi istituzionali sono meccanismi da maneggiare con cura. Le procedure regolamentari non possono essere utilizzate per qualsivoglia finalità. Così facendo si negano i motivi stessi della politica che è sì scontro di idee e proposte differenti, ma con l’obiettivo della salvaguardia dell’interesse generale. Rapinese giustificherà la propria azione facendo leva su principi e convinzioni forti. Un’etica dell’assoluto che non trova però spazio nell’amministrazione del quotidiano. Come ha spiegato un secolo fa Max Weber, parlando di «Etica della responsabilità», chi agisce politicamente non può (e non deve) mai prescindere dalle conseguenze delle proprie scelte.
La politica, l’amministrazione, si fondano sulla valutazione degli esiti delle decisioni assunte in nome e per conto degli elettori.
Non prendere in considerazione gli effetti del proprio agire è incoerente e insensato per chi fa politica, perché nega alla radice la salvaguardia degli interessi dei cittadini.
L’effetto (perverso) dell’ostruzionismo a Palazzo Cernezzi è lo svuotamento del concetto di democrazia. Che a questo punto rischia di essere interpretata come il presupposto di ogni anomalia. L’ostruzionismo sul bilancio non avrà come esito la discussione sul punto, ma una confusa e disperata corsa contro il tempo, che impedirà alla città di Como di ragionare sul proprio futuro in un modo che non sia dissennato e delirante.
dcampione@corrierecomo.it

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