Il terrore dei bambini. La rabbia dei padri: «Attimi terribili»

Le testimonianze di chi c’era
«Non posso credere di essermi trovato in una situazione simile per un’amichevole di fine luglio». I più arrabbiati e indignati sono i padri – tantissimi – arrivati allo stadio con i figli, anche di pochi anni. Qualcuno, oltre che indignato, è anche agitato e spaventato per essersi trovato suo malgrado proprio nel mezzo degli scontri. Petardi, fumogeni e cariche della polizia non erano esattamente lo scenario che pensavano di mostrare ai loro bambini.
Per qualcuno, l’incubo si è materializzato
prima ancora di arrivare al Sinigaglia. «Stavo andando allo stadio con mio figlio di 7 anni – racconta un giovane comasco – Mi sono trovato casualmente nelle vicinanze del gruppo dei tifosi dell’Inter. C’è stato un primo scontro con i supporter del Como e qualcuno proprio vicino a noi ha esploso un petardo. Il mio bambino si è spaventato molto, anche perché in un attimo ci siamo trovati proprio in mezzo al caos». Sorvolando sui cori offensivi proseguiti per l’intera partita, il peggio è stato poi alla fine dell’incontro. Molti, vista l’aria che tirava, hanno deciso di lasciare lo stadio prima del triplice fischio dell’arbitro.
«Mi sono perso gli ultimi minuti dell’incontro, che credo siano stati anche avvincenti – dice un professionista comasco che era al Sinigaglia con la compagna e il bimbo di 5 anni – Mi è dispiaciuto, ma ho preferito non correre rischi visto il clima surriscaldato delle curve e gli scontri che c’erano già stati prima della partita».
Chi ha aspettato la fine dell’incontro, in molti casi ha vissuto momenti di grande tensione. «Mezz’ora dopo mi tremavano ancora le gambe – ha raccontato un cinquantenne comasco in tribuna con la figlia adolescente – Stavo camminando verso il lungolago quando decine di tifosi dell’Inter hanno assaltato i supporter del Como. L’intervento della polizia è stato immediato e sono stati attimi terribili».
«Ho visto la polizia caricare e lanciare i lacrimogeni – ha detto invece un canturino tifoso del Como, in curva con suo il bambino di 10 anni – I tifosi hanno continuato ad avanzare e ho avuto paura che potesse finire peggio».
«La situazione era chiaramente molto tesa e al termine della partita ho preferito attendere un po’ prima di uscire, anche perché hanno iniziato a echeggiare le sirene della polizia – ha detto invece una mamma che era allo stadio con tre bambini – Quando siamo usciti comunque c’erano ancora i lacrimogeni e un grande via vai di poliziotti. I miei figli volevano aspettare il pullman dei giocatori ma la situazione era troppo tesa».
Le polemiche corrono anche su Facebook. «Un gruppo di infami ha travolto famiglie e bambini. E avevano colori diversi dai nostri – attacca un supporter del Como – I tifosi azzurri non girano coi coltelli in mano». «Ero allo stadio con mio figlio insieme ad amici e relativi figli – scrive un altro comasco – Eravamo tutti a vedere le nostre due squadre del cuore. Per quanto accaduto dopo dico che conservo sempre la speranza che una partita di calcio resti tale».

Anna Campaniello

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