Il terzo scudo fiscale, i comaschi e la Svizzera

Il dariosauro

di Dario Campione

Secondo gli ultimi dati disponibili di Bankitalia (febbraio 2010), il terzo scudo fiscale voluto da Giulio Tremonti ha avuto come risultato il rimpatrio di circa 85 miliardi di euro. Di questi, soltanto 35 con la contemporanea liquidazione delle attività estere. Dalla sola Svizzera, si legge nei documenti ufficiali del ministero dell’Economia, sono rientrati quasi 60 miliardi. La Confederazione è seguita a lunga distanza dal Lussemburgo (7,3 miliardi) e dal Principato di Monaco (4,1 miliardi).
Quasi il 50% dei capitali rientrati arriva
da depositi in conto corrente. Dicembre 2009 è stato il mese in cui si è sinora verificato il maggior ammontare di rimpatri (53,26 miliardi), più del doppio di novembre (25,18 miliardi di euro). Altri 10 miliardi di euro sarebbero stati rimpatriati, ma si tratterebbe del controvalore di opere d’arte mai registrate prima nel nostro Paese.
È chiaro che lo scudo fiscale ter ha avuto come “obiettivo” – probabilmente involontario – la vicina Svizzera. E in particolare la piazza finanziaria di Lugano, che ha subìto non pochi contraccolpi. La cosa è nota, tant’è vero che da mesi si discute su un deterioramento dei rapporti di buon vicinato tra l’Italia e la Confederazione e tra il Canton Ticino e le province di frontiera. Cosa è cambiato nel nostro territorio dopo il terzo scudo del ministro Tremonti? Quanti comaschi hanno accettato il diktat del ministro? E quanti, invece, hanno mantenuto inalterato il proprio rapporto privilegiato con la Svizzera? Ne discutiamo stasera, in diretta su Etv a partire dalle 20.30. Cercando di gettare uno sguardo anche sui problemi che lo scudo ha creato a una “categoria speciale” di cittadini comaschi, i frontalieri.
dariosauro@espansionetv.it

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