Il thriller elvetico dei fratelli Minguzzi

Un efferato serial killer si aggira per la tranquilla Svizzera interna. Altro che oasi di pace e sinonimo di sicurezza per antonomasia. Il Canton Lucerna pullula di donne seviziate, corpi smembrati, droghe pesanti, violenze familiari e varie forme di devianza e sofferenza psichica. Tutto questo è raccontato nell’esordio narrativo di una nuova coppia “noir” italiana che pubblica in Svizzera:

Edi e Camillo Minguzzi, due fratelli che firmano per l’editore Gabriele Capelli di Mendrisio il romanzo fresco di stampa “Il Codice della Follia” (pp. 288, 16,50 euro). La glottologa e grecista Edi Minguzzi è docente di greco e di linguistica all’Università degli Studi di Milano e autrice di vari saggi di linguistica e mitologia. Mentre Camillo Carlo Minguzzi, studioso d’arte e archeologia, amante dei viaggi, ha la passione per i gialli. Il loro romanzo, di cui non possiamo svelare molto per non rovinarvi il piacere della lettura, è basato sulla sapienza antica. E sulla possibilità di risolvere i nodi misteriosi di cui la storia pullula attraverso i personaggi della mitologia greca e le loro spesso arcane vicende, come Achille, Altea, Hermes, Pan, Teseo. E, sullo sfondo, giocano un ruolo anche i dettami della psicologia junghiana, altro pilastro culturale della vicina Svizzera, dato che il fondatore della psicologia analitica, Carl Gustav Jung, era appunto d’origine elvetica. Possiamo solo ribadire, come detto, che nel romanzo dei Minguzzi una cittadina apparentemente placida e tranquilla fin quasi alla noia, che si affaccia sul Lago di Lucerna, viene sconvolta da un serial killer che uccide, seziona e getta nel lago le sue vittime. Non prima di averle chiuse in sacchi di plastica con alcuni steli di rosa. La copertina del romanzo, icasticamente, simboleggia con un fiore insanguinato il punto di partenza di una storia che però coinvolge molti aspetti “malati” della apparentemente placida Svizzera, come la diffusione della prostituzione, specie di origine straniera, e la diffusione delle droghe pesanti. C’è anche spazio per la polemica: contro le forze dell’ordine, troppo devote al quieto vivere, e contro la capacità di lucrare su chi soffre. Infatti l’intero romanzo gravita attorno a una lussuosa casa di cura per pazienti affetti da disturbi mentali. Quando tutti ormai pensano di essere arrivati ad un punto morto, il ritrovamento di un codice segreto dirigerà le indagini attraverso i meandri della follia fino alla scoperta di un’orrenda verità. “Noi siamo di origini romagnole e viviamo e lavoriamo tra Monza e Milano; fantasia, e misteriose vie dell’inconscio – congiunte a una concezione cosmopolita del mondo – ci hanno portato a immaginare un improbabile contatto tra l’Atene di un tempo e la Lucerna di oggi”, dicono gli autori. L.M.

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