Il Ticino chiede ancora controlli e test al confine

Dogana, frontalieri

Per la quarta volta nel giro di poche settimane, il Consiglio di Stato del Canton Ticino, per mano del suo presidente, il leghista Norman Gobbi chiede a Berna una stretta ai confini con l’Italia. Motivo di preoccupazione è l’allentamento delle misure tricolori, con la zona gialla. Bar e ristoranti aperti, pur fino alle 18, ad esempio mentre in Svizzera rimarranno chiusi fino alla fine di febbraio. Da lunedì gli svizzeri possono entrare in Italia anche senza comprovate necessità o questioni di lavoro.

Basta presentare alla frontiera l’esito negativo di un tampone rapido effettuato nelle 48 ore precedenti. I test costano circa 80 franchi in Svizzera, un prezzo che c’è chi è disposto a pagare per tornare a fare shopping in centro Como, ad esempio.

Il governo ticinese, come scrive il “Corriere del Ticino”, vuole però che vengano introdotte «contromisure puntuali per scoraggiare il turismo degli acquisti e, più in generale, ridurre gli spostamenti dei ticinesi».
È bene sottolineare come, questa volta, non si parli più in alcun modo dei frontalieri e dei possibili tamponi obbligatori per chi si muove dalla fascia di confine per questioni di lavoro, bensì dei pendolari della spesa o di turisti. Per questi, secondo Gobbi, si dovrebbe imporre quantomeno il tampone negativo effettuato anche al rientro dall’Italia, insieme con le multe a chi viene sorpreso con la spesa in auto. Nella prima ondata della pandemia la contravvenzione era di 100 franchi.

Dall’8 febbraio, intanto, cambieranno le regole per entrare in Svizzera, ma non per i comasco e più in generale per lombardi e piemontesi, «regioni confinanti con la Svizzera con le quali esiste uno stretto scambio economico, sociale e culturale».
Anche nel caso di peggioramento della situazione epidemiologica, Berna ha specificato che non vi saranno particolari misure per i lavoratori frontalieri che entrano in Ticino e per le altre persone che giungono nel nostro paese tramite una frontiera terrestre. Chi invece ha «soggiornato in uno Stato o una regione con rischio elevato di contagio» deve presentare un test negativo non più vecchio di 72 ore e inserire il suo nominativo in un registro elettronico per il tracciamento.

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