Il Ticino non cambia: maggioranza anti-italiana nel governo cantonale

La sede del Consiglio di Stato ticinese La sede del Consiglio di Stato ticinese

Il Ticino non cambia. Continua a mostrare la faccia torva ai frontalieri italiani e ai “balivi” di Berna. E si appresta a vivere altri quattro anni di governo a maggioranza conservatrice.
Governo in cui la Lega – mantenendo un predominio relativo – tenterà con ogni probabilità adesso di alzare il prezzo delle proprie richieste.
Le elezioni cantonali di domenica scorsa hanno fotografato una realtà praticamente identica a quella del quadriennio precedente. I partiti rappresentati in Consiglio di Stato – Lega, Liberali Radicali, Popolari Democratici e Socialisti – hanno confermato i propri seggi. Non sono cambiate nemmeno le facce, tranne quella liberale con l’uscente Laura Sadis sostituita da Christian Vitta.
Anche in Parlamento (Gran Consiglio) le cose sono rimaste più o meno identiche. Con una differenza, però, sostanziale: i due maggiori partiti – Liberali Radicali e Lega – dopo aver guadagnato ciascuno un seggio (rispettivamente, hanno eletto 24 e 22 deputati), possono adesso contare complessivamente su 46 eletti: la maggioranza assoluta del Parlamento di Bellinzona. Difficile ipotizzare, in questo momento, un’alleanza tra i due raggruppamenti. Ma la tentazione di marginalizzare ulteriormente le altre forze politiche potrebbe anche diventare forte, e convincere leghisti e liberali a siglare un’intesa di legislatura.
Si vedrà. Nel frattempo, al di qua del confine bisogna fare i conti con i risultati politici del voto ticinese. La Lega riporta in Consiglio di Stato due ministri tutt’altro che teneri nei confronti dei frontalieri e dei lavoratori italiani. Il 27,66% dei voti permette al partito fondato dal “Nano” Bignasca di assicurare il seggio nell’esecutivo cantonale a Claudio Zali e Norman Gobbi.
Il primo si era distinto negli ultimi mesi per le proposte punitive verso i frontalieri e i “padroncini”: dalla tassa sui parcheggi alla cancellazione delle aree di sosta nel Mendrisiotto. Il secondo ha ripetuto come un mantra la necessità di applicare alla lettera il risultato del 9 febbraio 2014, istituendo i contingenti anche per i frontalieri.
La vittoria elettorale della Lega dei Ticinesi, che si è confermata partito di maggioranza relativa nonostante il mancato apparentamento con l’Udc, testimonia un fatto: il sentimento anti-europeista e anti-italiano continua a essere un ottimo viatico per il consenso. Come ha ammesso ancora ieri Francesco Dotti, vicepresidente in Regione della commissione rapporti con la Svizzera: «In campagna elettorale abbiamo sentito toni accesi, spero tuttavia che in futuro si riesca a trovare un punto d’incontro».

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