Il titolare del bar non violentò la sua cameriera: assolto

tribunale como palazzo di giustizia

Assoluzione perché «il fatto non sussiste» dall’accusa di violenza sessuale, quella più pesante, per cui la pubblica accusa aveva chiesto ben sette anni e mezzo di pena. Condanna, ma solo per lesioni, in merito al secondo capo di imputazione, con una ammenda da 5mila euro e altrettanti euro come risarcimento del danno. La parte civile ne aveva invocati 500mila.

Si è conclusa così, ieri mattina nel Tribunale di Como, la vicenda di un presunto abuso sessuale che aveva riguardato una barista del centro città e il suo datore di lavoro (assistito dall’avvocato Angelo Bianchi). Le volanti erano intervenute per riportare la calma, all’interno di un bar del centro città a pochi passi dal centro storico.

All’apparenza, si trattava di un violento litigio tra il gestore dell’attività (un 55enne residente in città, nato a Bellinzona) e la sua dipendente (una 38enne dell’Est Europa, pure lei residente in città). Le indagini avevano però descritto un altro presunto scenario, arrivando a contestare al gestore dell’attività non solo le lesioni alla dipendente ma anche la violenza sessuale ai danni della cameriera, in un periodo compreso tra il dicembre del 2015 e il 25 aprile del 2016, quando la donna presentò denuncia querela negli uffici della Questura.

Quel 25 aprile 2016 la donna era anche finita al pronto soccorso dopo essere stata colpita con calci e pugni, rimediando una prognosi di cinque giorni. Ma, come detto, all’accusa di lesioni se n’era aggiunta con il tempo una seconda ben più grave: secondo la pubblica accusa infatti il gestore del bar, «abusando delle condizioni di inferiorità psico-fisica della dipendente in seguito all’abuso di alcol», avrebbe in più occasioni violentato la cameriera nel locale del bar adibito a cucina, e anche in uno stanzino dove era presente una branda. Ieri però questa accusa è crollata. In quel bar, infatti, non ci fu alcuna violenza sessuale.

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