Il Touring: «Sì alla tassa di soggiorno. Ma deve avere una finalità precisa»

Il presidente: il settore chiede al Lario «responsabilità e chiarezza»
Il 2012 si è aperto in salita per il Lario, con le polemiche sui tagli ai trasporti via acqua, e in un contesto generale tutt’altro che facile, tanto da minacciare conseguenze fortemente negative per il delicato settore del turismo. Sulle prospettive di questo settore strategico per il marketing territoriale del Comasco abbiamo raccolto l’opinione di Franco Iseppi, presidente del Touring Club Italiano.
«La crisi economica ha come riflesso l’urgenza di tagliare i costi – dice il manager
– Si tratta di un problema con cui tanti devono fare i conti in questi mesi, e non solo in Italia. Più che rispetto ai tagli lineari, andrebbe riqualificata la spesa pubblica rispetto agli effetti indotti che la stessa genera sui cittadini e sulle imprese, in sostanza si dovrebbero conoscere i “moltiplicatori” per prevedere gli effetti a cascata di decisioni di questo tipo».
Il mercato immobiliare, scoppiata la bolla con la recessione, tiene ancora sul Lago di Como per il comparto “lusso”, dove arrivano acquirenti russi e cinesi. Cosa ne pensa il presidente del Touring?
«In generale, la presenza di stranieri è sempre un bene per il nostro Paese in quanto mostra la vitalità dell’“export” (in questa chiave si può leggere infatti il flusso “incoming”). Per quanto riguarda nello specifico i turisti russi e cinesi, occorre considerare che i primi, ormai in qualche modo consolidati nel nostro Paese, registrano tassi di crescita molto elevati (dunque la penetrazione di questi mercati sul territorio può far ben sperare in tassi di crescita a doppia cifra anche nei prossimi anni); il turismo cinese, infine, è sicuramente strategico anche se è al momento frenato dalle pastoie burocratiche per le richieste dei visti».
Si discute sull’opportunità d’istituire tasse di soggiorno nel Comasco. Lei è favorevole?
«Il Touring non è a priori contrario alla tassa di soggiorno. Lo ha affermato più volte anche in occasione dell’entrata in vigore della tassa a Roma. Ma crediamo che, poiché essa va a incidere su un target “debole” (il turista è sì un cittadino temporaneo del luogo ma non un elettore), debba essere utilizzata con prudenza e, soprattutto, ha senso solo se si individua un nesso forte, evidente, comunicato e comunicabile tra tassa e finalità della tassa stessa. In sintesi, la tassa di soggiorno è una tassa di scopo e non deve essere utilizzata per far cassa».
Sul Lario mancano strutture ricettive di fascia media, e abbiamo infrastrutture problematiche, strade comprese. Cosa va fatto secondo lei alla luce di queste e di altre criticità?
«Non sono problemi solo del Comasco, ma costituiscono il minimo comune denominatore di buona parte dell’Italia turistica. La vera questione di fondo è che il nostro Paese, nonostante i proclami in merito, non ha mai creduto fino in fondo (e quindi agito di conseguenza) sul fatto che il turismo potesse costituire uno dei motori economici dell’Italia: e invece, nonostante tutto, rappresenta quasi il 9% del Pil, attiva una spesa “incoming” di circa 30 miliardi di euro all’anno, dà lavoro a circa 2,2 milioni di persone, quasi il 10% del totale. Le parole d’ordine dovrebbero essere “chiarezza” e “responsabilità”: chiarezza nella suddivisione dei compiti (il pubblico deve implementare una politica seria del turismo e il privato innovare l’offerta e ritagliarla sulle reali esigenze della domanda, superando le comode ma ormai sempre più esigue rendite di posizione) e responsabilità nel prendere coscienza che tutti gli operatori della filiera sono chiamati a ricoprire un ruolo importante per rinnovare il turismo e renderlo più competitivo».
Sul Lario si stanno lentamente sviluppando concetti come l’agriturismo e la “filiera corta” nei prodotti tipici. Dobbiamo puntare sul “locale”?
«Il periodo storico che stiamo vivendo ha messo in evidenza come la globalizzazione, che sembrava un punto di arrivo ineludibile per lo sviluppo futuro, non sia poi l’unico destino. Si sta rafforzando, infatti, la necessità di ritrovare il legame con i territori e l’esigenza di una forma di sviluppo che rispetti l’ambiente e le identità locali. Puntare sullo sviluppo di un turismo che ponga l’accento sugli aspetti locali (artigianato, enogastronomia ecc.) è una delle strade che il settore deve necessariamente percorrere per offrire al visitatore un’esperienza davvero unica e distintiva».

Lorenzo Morandotti

Nella foto:
Visitatori a Villa Olmo, dove le grandi mostre sono forte motivo di attrazione

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