IL VALORE DELLA PREVENZIONE

di MARIO GUIDOTTI

Eternit e dintorni
La recente sentenza Eternit emessa dal tribunale di Torino ha una sua attualità anche in provincia di Como.
Nel nostro territorio sono parecchi i siti a rischio amianto già individuati dalle autorità competenti e già bonificati o in via di risanamento.
La vicenda, fortunatamente, non presta il fianco a polemiche né ad allarmi nel Comasco e ci offre invece l’occasione per una riflessione più allargata sui rischi per la salute pubblica e sulla validità e necessità di una costante
sensibilizzazione per la Medicina sociale.
La maggior parte dei lettori appartiene a una generazione cresciuta con comportamenti considerati sani, o almeno poco insalubri decenni fa, e che ora invece, alla luce di scoperte o conferme scientifiche, sono ritenuti pericolosi, dannosi e nocivi.
Si è scoperta e avuta conferma della oncogenicità dell’amianto che rivestiva moltissimi ambienti, ma ci sono altri esempi ben più visibili.
Il più clamoroso è quello del fumo di sigaretta. Certo, nessuno di noi pensava facesse bene, però chi di noi non si sentiva più grande e più “ganzo” (oggi si dice “cool”) nella patetica e sciagurata imitazione di Marlon Brando in “Fronte del porto” o di Humphrey Bogart in “Casablanca”?
Ora tutti sappiamo che le sigarette portano il cancro e le trombosi e anche solo la puzza di fumo in strada o in camera di albergo ci dà la nausea.
Altri esempi? Ma ricordate le mitiche merende con pane burro e zucchero? Che nostalgia.
Bene, dei rischi del burro con il suo colesterolo grondante sappiamo da decenni, ma che lo zucchero sia un killer della salute è ormai notizia ufficiale da meno di un anno, secondo dati scientifici inoppugnabili.
Senza poi scadere nel trito e ritrito, ma ahinoi mai adeguatamente assorbito, discorso sui rischi degli alcolici, passati da divertente argomento di conversazione in caserma a piaga sociale, soprattutto per i più giovani. E ancora, chi è cresciuto nelle metropoli lombarde non può dimenticare la nebbia nera per la fuliggine oggi fortunatamente dimenticata, ma sostituita negli argomenti di conversazione dal Pm10, micropolvere ignota allora e oggi invece oggetto di report quotidiano pari allo spread dei Btp.
Certo, tutto questo ha un prezzo, paghiamo fior di tributi per l’attenzione alla salute e all’ambiente, viviamo con qualche grado in meno nelle nostre case e dobbiamo sottostare a Ecopass, aree C e via ecosostenendo.
Dobbiamo poi indossare casco in moto e cinture di sicurezza in auto, guidare più prudentemente sotto l’occhio torvo dei tutor autostradali. Ma ne abbiamo anche i benefici.
Non credete che il vertiginoso innalzamento della vita media abbia qualcosa a che vedere con l’attenzione alla salute pubblica, oltre alla cura di quella privata (suvvia, diamo qualche merito ai bistrattati medici)?
Ci piace infine pensare che un’adeguata opera di attenzione al benessere comune non rappresenti solo un costo sociale, da caricare sulla soma del nostro già affaticato welfare, ma che invece rappresenti un’enorme opportunità di investimenti, impiego e crescita economica.
Basti pensare all’offerta di posti di lavoro nell’ambito della sicurezza professionale. Sarebbe la quadratura del cerchio: occupazione per la salute e quindi per la vita. Si può volere altro?

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