Il verdetto inappellabile di Legambiente

alt I dati della Goletta dei Laghi

(f.bar.) Poco più di un mese fa, a metà luglio, la Goletta dei Laghi aveva pronunciato una sentenza inappellabile: il Lago di Como è fortemente inquinato. Le rilevazioni effettuate in 5 punti differenti avevano dato tutte esito positivo. E, manco a dirlo, uno dei punti più a rischio era la foce del Cosia. Dove in questi giorni sono stati avvistati numerosi bagnanti.
Proprio in questa zona, alle spalle del Tempio Voltiano, le analisi di Legambiente avevano evidenziato come vi fosse un “forte

inquinamento”. Terminologia utilizzata per indicare i luoghi in cui la presenza di enterococchi intestinali (batteri) è maggiore di 1.000 Unità Formanti la Colonia (Ufc) ogni 100 ml e la presenza di escherichia coli è maggiore di 2mila Ufc/100ml.
In parole più semplici, il problema del primo bacino non è dato tanto da scarichi industriali, ma dalle fogne delle case che finiscono direttamente nel lago. Proprio dove allegre famigliole, ancora ieri mattina, prendevano il sole e si concedevano un tuffo.
L’Asl di Como, che stila il rapporto sulla balneabilità dei laghi, per molti anni non ha più compiuto le rilevazioni nel primo bacino proprio perché fortemente inquinato. «I campionamenti delle acque sono ripresi soltanto l’anno scorso. Ma per ridare la patente di balneabilità a una parte di lago è necessario che gli esiti degli esami siano positivi per 4 anni consecutivi – fanno sapere dall’Asl – Il monitoraggio nel primo bacino, come detto, è ripreso di recente. Attualmente la situazione alla foce del Cosia non è cambiata». Le recenti analisi della Goletta sono un’istantanea della condizione delle acque. Facendo però una comparazione tra i risultati degli ultimi 3 anni, il torrente Cosia che sfocia sul lungolago è risultato essere sempre fortemente inquinato.

Nella foto:
Da anni i rilevamenti di Legambiente “bocciano” il primo bacino

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