Il vescovo Coletti: «Gli islamici condannino comportamenti violenti»

Vescovo Diego Coletti Diego Coletti, vescovo di Como

«Il diritto di professare la propria fede è sacrosanto. Se far aprire una moschea significa dare uno spazio per la preghiera, ben venga. Se significa creare uno spazio per l’educazione all’intolleranza e a una violenza giustificata come “sacra” allora è da evitare». A voler guardare la “competenza pastorale”, le domande sulle polemiche scoppiate a Cantù sull’opportunità di aprire una moschea dovrebbero essere rivolte al cardinale arcivescovo di Milano, Angelo Scola.
In un’intervista natalizia a tutto campo, però, il vescovo di Como, monsignor Diego Coletti, non si sottrae alle domande su un tema più che mai attuale qual è il rapporto con l’Islam.
«Un conto è mantenere, con le dovute cautele e attenzioni, un clima di libertà, accoglienza e condivisione – dice il vescovo – Diverso è chiudere gli occhi su una violenza cieca, che strumentalizza la religione per giustificare soprusi inaccettabili».
Su questo punto, monsignor Coletti rivolge un appello agli islamici.
«Dovrebbero essere i primi a stigmatizzare comportamenti inaccettabili – dice – ma a volte questo non avviene o avviene in modo insufficiente. Chiunque ha il diritto di professare il proprio credo – aggiunge il vescovo – Nessuno può, invece, professare convinzioni in netto contrasto con i valori fondamentali del Paese. È comunque compito di uno Stato laico analizzare e valutare tutte le proposte e poi vigilare».
Preoccupazione suscitano anche le recenti inchieste sulla presenza del crimine organizzato sul territorio lariano.
«La crisi economica, di valori e sociale fa crescere il malaffare, la violenza, l’ingiustizia e l’illegalità – dice monsignor Coletti – Bisogna alzare la guardia, non perdere di vista le cose belle, non lasciarsi scoraggiare dal dolore, dalle cadute, dalle sofferenze e dalle violenze. È necessario stimolare in tanti una voglia positiva di una vita più giusta e più coesa». Il vescovo di Como ricorda poi il monito di san Giovanni Paolo II ai mafiosi: “Convertitevi, un giorno verrà il giudizio di Dio”. «Queste parole erano una sorta di minaccia ma anche un monito – dice Coletti – un invito a tutti a considerare la vita come qualcosa di cui rispondere. Delle nostre azioni, nel bene e nel male, dovremo rispondere. È importante fare in modo che ci sia una rinascita del senso civico, della voglia di legalità e contrasto al malaffare. Gli adulti e gli anziani di oggi hanno molto da giocare per trasmettere ai giovani i valori e la bellezza delle cose che siamo chiamati a vivere», aggiunge.
Una considerazione è rivolta poi anche ai giovani. «Tra loro ci sono risorse incredibilmente alte e ricche – sottolinea monsignor Coletti – C’è, invece, anche chi sceglie le scorciatoie del divertimento fine a se stesso e della ricerca di sensazioni forti in tutti i campi. Questo mi preoccupa, ma è anche un ulteriore sprone ad andare incontro ai giovani mostrando loro fatti e valori che valgono di più di quelli che danno una gioia solo immediata ma non per il futuro».
A.Cam.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.