Il vescovo e la cultura. Incontro storico nel segno del dialogo

altDibattiti. Ieri nella Sala Bianca del Sociale operatori e cittadini si sono confrontati con monsignor Diego Coletti su strategie e problemi di attualità

Il vescovo di Como, Diego Coletti, ha raccolto ieri nella Sala Bianca del Teatro Sociale di piazza Verdi le esperienze e le riflessioni del mondo della cultura lariana. Un incontro storico, a suo modo. «Consigliatemi, protestate, raccontatemi i vostri problemi», ha esordito il presule.
Moderatore era Bruno Saladino, presidente della delegazione comasca dell’Associazione Italiana Cultura Classica.
«In questo momento di grande crisi non solo economica – ha detto – non abbiamo altri

antidoti: solo la cultura può arginare l’omologazione. L’utilitarismo, il consumismo e la volgarità hanno arato il pianeta. È ora di coltivare l’opposizione a questi fenomeni, a questo flusso di imbarbarimento che ha perfino mortificato gli studi umanistici. Ma la cultura è anche una grande risorsa economica, pensiamo ai 49 siti Unesco, ai 4.588 musei del nostro Paese e al milione e mezzo di persone che lavorano in questo campo. Como – ha concluso – deve guardare alla propria tradizione culturale e lavorare a progetti ambiziosi come l’Expo. In questo senso il ruolo di coordinamento del Comune è fondamentale, anche nel farsi garante della continuità di manifestazioni storiche come “Miniartextil” e “Parolario”».
Barbara Minghetti, che ha fatto gli onori di casa, di fronte alla disponibilità all’ascolto dell’ospite d’onore ha colto la palla al volo: «Il mondo della cultura crea grandi economie – ha detto la presidente di As.Li.Co., ente che gestisce il Sociale – e noi operatori abbiamo una grande responsabilità. Eppure continuo a sentirmi sola, non sostenuta dalle istituzioni. Perché?».
«Con me si sfonda una porta aperta – ha replicato Coletti – Papa Giovanni Paolo II da giovane era molto appassionato di teatro e io stesso facevo parte di una compagnia filodrammatica. Occorre tornare al cuore della società, all’arte. Voglio ricordarvi cosa scriveva John Keats: “Una cosa bella è una gioia per sempre”. Chi fa cose belle fa un lavoro immenso che crea attrazione, e deve quindi essere sostenuto. A chi è più ottimista dico che la fiducia nel futuro deve essere motivata da condizioni reali, altrimenti si creano solo illusioni».
Inevitabile, nei vari interventi successivi, un accenno ai giovani, di cui qualcuno ha voluto sottolineare l’assenza in Sala Bianca, che per Coletti «continuano a ricevere valori sbagliati dai media e ad allontanarsi dalla cultura». Una dimostrazione in questo senso arriva dalle considerazioni di Alberto Cano, curatore dei “Lunedì del Cinema”: «La settima arte mi ha insegnato a guardare il mondo con gli occhi degli altri. Ma il consumo di cultura è in diminuzione, i suoi luoghi sono frequentati sempre dalle stesse persone». Non sono poi mancate critiche all’assessore alla Cultura di Palazzo Cernezzi, Luigi Cavadini, sulla gestione delle location in città. «Il mio compito – ha ribattuto Cavadini – è portare conoscenza, creare spunti per andare oltre. In città ci sono molte esperienze, ma solo a livello alto esistono relazioni solide. A Como ci sono diverse location, ma se tutti vogliono la stessa, vedi Villa Olmo, questo diventa un problema. Ho priorità da rispettare e soluzioni da trovare».
Soluzioni che, come hanno voluto sottolineare con disappunto gli organizzatori di “Parolario”, al momento mancano. Distensivo però, come sempre, il saluto finale di monsignor Coletti: «È stato un incontro piacevole, ci siamo arricchiti a vicenda».

Maurizio Pratelli

Nella foto:
A sinistra, un momento dell’incontro con il vescovo di Como, Diego Coletti, e gli esponenti della cultura lariana, ieri pomeriggio in Sala Bianca (foto Fkd). In alto, da sinistra, pubblico in coda a Villa Olmo – uno dei temi evocati dal dibattito – e giovani in visita alle sale del Museo Archeologico “Paolo Giovio” di piazza Medaglie d’Oro

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