Il virus, i fondi statali e l’urgenza

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di Giorgio Civati

Come sempre, è una questione di soldi. In questa straniante e imprevedibile emergenza che stiamo vivendo, tra gravissime questioni sanitarie, paure e quarantena, aziende ferme ed economia a rischio collasso, pure i soldi hanno la loro importanza.

Denari che mancheranno, che già mancano per molti italiani, e che nei mesi a venire saranno sempre meno perché le aziende a oggi sono ferme da settimane e quando anche riapriranno – durante questo mese di aprile, forse addirittura a maggio… – di lavoro ce ne sarà poco. E chissà per quanto tempo. Per questo l’intervento pubblico a sostegno delle attività produttive è parte fondamentale della lotta al coronavirus: non dobbiamo morire infettati, ma nemmeno dovremo morire di fame. E molto, in effetti, pare si stia facendo. Lo Stato ha annunciato 200 miliardi di sostegno alle aziende sotto forma di finanziamenti agevolati e altri 200 di sostegno all’esportazione, mentre si discute con l’Europa per mettere in campo azioni più ampie.

Cifre magari non sufficienti, ma comunque importanti. Il problema, però, è quello dei tempi. Senza fare ragionamenti macroeconomici, tralasciando le migliaia di miliardi di euro, è evidente che il mondo del lavoro già a fine marzo ha avuto scadenze certe a fronte di incassi incerti. C’erano da pagare i fornitori, gli stipendi e altro ancora: l’hanno fatto tutti? Sulla base di segnali e chiacchierate per niente scientifiche ma reali, tra imprenditori, bancari e addetti contabili, pare che le scadenze di fine marzo anche da queste parti, sul Lario, siano state in buona parte rispettate. Non da tutti – furbi, approfittatori e semplicemente aziende con le casse già vuote ce ne sono state – ma poteva andare peggio. Il prossimo fine mese, però, sarà difficilissimo.

Dopo un aprile con pochi incassi, o addirittura con zero entrate, quanti riusciranno a pagare? Anche sul fronte dei dipendenti, è prassi che le aziende tutto sommato sane anticipino l’eventuale cassa integrazione, recuperandola in seguito, senza aspettare l’erogazione da parte dell’Inps. Meno soldi, ma in tempi certi, in busta paga.

Ma riusciranno a farlo anche per i prossimi stipendi? Il problema soldi, insomma, riguarda tutti. Per questo quei finanziamenti a costo bassissimo, quasi zero, e garantiti dallo Stato, devono arrivare in fretta.

Subito sarebbe l’ideale. E invece tra annunci e limature, proclami e promesse, l’operatività dell’aiuto alle aziende e quindi ai cittadini è ancora teorica. E oggi più che mai questa burocrazia rischia di essere fatale per il sistema economico nazionale, le aziende, le famiglie. Como e l’Italia non possono sopportare ritardi: quei soldi che lo Stato ha promesso devono arrivare, in fretta.

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