Sport

Impianti sportivi, in provincia si fa così

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L’esempio di cinque comuni dell’Olgiatese e di Cantù. Tutta la gestione affidata alle società

Quarant’anni di immobilismo per gli impianti sportivi di Como mentre in provincia c’è chi si è mosso. Anche paesi piccoli oggi possono contare su palestre efficienti e funzionali. Uno di questi è sicuramente Cagno, con un palasport in grado di trasformarsi in tre palestre grazie alle pareti mobili. Una storia che parte da lontano, come ricorda Roberto Clerici, manager nel settore dello sport ed ex sindaco di Albiolo. «Nel 1975 iniziammo a pensare a un impianto

sovraccomunale – ricorda Clerici – Coinvolgemmo le amministrazioni di Albiolo, Cagno, Rodero e Valmorea consorziate per realizzare il Centro sportivo intercomunale. Dieci anni più tardi dopo mille peripezie parte la realizzazione dell’impianto su un’area di 35mila metri quadrati a Cagno. Nel consorzio entra anche Bizzarone, per un bacino di 10mila abitanti, molti meno che Como, comunque».
Il palasport di Cagno viene inaugurato alla fine del 1989. La gestione viene affidata alla Polisportiva intercomunale. «Per arrivare al progetto ci siamo ispirati alle palestre modulari svizzere» spiega Clerici. Dalla Svizzera arrivò anche un supporto nella progettazione. La Confederazione dispone infatti di una banca dati con tutte le caratteristiche degli impianti sportivi.
«Oggi la struttura viene utilizzata da 1.200 atleti e dal 1989 non è stato necessario fare alcun intervento – dice Clerici – neppure sulle panche degli spogliatoi. In lotti successivi al palasport si è unito un campo di calcio e una pista di atletica».
Infine due conti. L’impianto venne realizzato accedendo alla Cassa depositi e prestiti. Vi fu un unico contributo a fondo perso di 50 milioni di lire.
«Credo che l’idea vincente sia pensare prima di tutto alla gestione e non alla bellezza della struttura. Il bar nel palasport è stato determinante. Svizzera, Olanda e Germania fanno scuola». Oggi Clerici gestisce con la sua Junior Tennis Training il centro sportivo di Solbiate. C’erano dei campi da tennis quasi in disuso, nel giro di due anni sono frequentati da 130 bambini e da 100 adulti.
«È fondamentale la collaborazione con le società sportive – conclude Clerici – Anche a Como servirebbe un tavolo di coordinamento. Trovato chi tira le fila, si possono cercare i privati, ma gli impianti devono rimanere comunali».
L’unione tra società sportive fa la forza anche a Cantù. È vero, la Città del Mobile non ha ancora risolto il problema di un grande palasport, ma la gestione degli altri impianti è ormai collaudata. E parliamo di un palazzetto come il Parini da 1.000 posti, di un Centro sportivo recentissimo come il “Toto Caimi” di Vighizzolo e di altre grandi strutture.
«Da circa quindici anni la gestione degli impianti più importanti è delle società sportive – dice il presidente della Libertas Brianza, Ambrogio Molteni – Il Parini abbinato alla palestra di via Colombo è affidato a noi della Libertas e al Progetto Giovani della Pallacanestro Cantù, i centri sportivi di via Giovanni XXIII e via Milano sono affidati al Cantù San Paolo, il “Toto Caimi” alla Multisport».
Molteni fu uno dei promotori del sistema. «Avevo chiesto di inserire anche la piscina, ma non mi ascoltarono, con i problemi che ne seguirono. Le mie considerazioni di allora erano semplici. Che senso aveva avere un custode che costava al Comune oltre 30mila euro all’anno e pagare le imprese di pulizia? Chi meglio delle società sportive poteva custodire le “case” degli sportivi e tenerle pulite, fare la manutenzione ordinaria? In questi anni il Comune ha risparmiato centinaia di migliaia di euro».
In seguito il Comune ha chiesto alle società di pagare i costi di acqua e riscaldamento. «Noi oggi diamo un contributo al Comune di circa 10mila euro all’anno, ma questa è la strada da seguire. Il Parini nonostante i suoi anni è ancora un impianto efficiente. Como dovrebbe seguire questo esempio»
Anche per Daniele Brunati, patròn del Consorzio Como Turistica e degli Amici di Como, in un progetto di riqualificazione degli impianti sportivi sono le società che si devono coalizzare per ottenere il risultato.
«Le realtà di Como hanno numeri importanti e insieme possono pretendere nuove strutture sportive – dice Brunati – Se l’amministrazione viene stimolata sui temi dell’educazione dei giovani non può che rispondere in modo affermativo. Il passaggio successivo è la ricerca dei privati che possano chiudere il cerchio. Condivido le parole di Angelo Majocchi e Flavio Foti. Si deve anche consentire però al privato che investe di mettere a reddito l’impianto».

Paolo Annoni

Nella foto:
Il palazzetto dello sport di piazza Parini, a Cantù, inaugurato nel 1956, 57 anni fa, è oggi ancora perfettamente efficiente
6 Novembre 2013

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