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Impianti sportivi, pesa l’incognita di Muggiò

Il Comune di Como non ha soldi e dai privati non arriva alcuna offertaNon ci sono solo le tessere del pregiato mosaico della piscina Sinigaglia che iniziano a staccarsi e hanno costretto Palazzo Cernezzi a chiudere l’impianto natatorio dello stadio per affidarsi ai giudici del Tribunale e dirimere la questione con chi ha eseguito i lavori.Iniziano a diventare tanti, forse troppi, i pezzi mancanti di tutto il puzzle degli impianti sportivi comunali.Fino a oggi il municipio ha messo le classiche “pezze”, ma all’orizzonte nessuno vede ancora la luce, soprattutto per l’area di Muggiò, individuata dagli anni Ottanta in poi come la zona “sportiva” della città di Como.

Il sindaco Mario Lucini, partendo dal caso del campo di calcio di via Mantegna a Prestino, che verrà riaperto dopo quattro anni grazie a una convenzione, la scorsa settimana su queste colonne aveva teso la mano ai privati.

«Siamo stati praticamente costretti ad appoggiarci ai privati per molte iniziative, ultimamente – aveva dichiarato il primo cittadino – Ma ora intendiamo costruire con loro un rapporto virtuoso e proficuo per entrambi, a beneficio della città».Per la manutenzione di un campo di calcio a sette non è stato un grande problema trovare un gestore (a Prestino è arrivata la Libertas San Bartolomeo), ma pare ben più complicata la ricerca di chi si possa accollare la gestione di impianti come la piscina di Muggiò, che da tempo perde circa mille euro al giorno.Oppure, spostandosi soltanto di qualche metro dalla piscina olimpica, trovare un privato che si voglia occupare del palazzetto di Muggiò, chiuso da quasi un anno.Il Comune non ha neppure i soldi per abbattere la struttura. Non è detto che parte dell’impianto collassi da solo, dato che negli ultimi giorni le straordinarie precipitazioni hanno fatto cedere parte della copertura esterna. Un crollo evidente della tettoia d’ingresso al palasport, che fino alla stagione sportiva 2012-2013 ha ospitato centinaia e centinaia di atleti di tanti sport e di tutte le età.Nella sua visita a Como, lo scorso novembre, il presidente nazionale del Coni, Gianni Malagò, con il collega regionale, Pierluigi Marzorati, aveva parlato di bandi sui palasport, di apertura ai privati di project financing, di fondi pronti da parte del credito sportivo.Da allora nulla si è mosso. Se il Comune non trova i soldi per abbattere il palazzetto di Muggiò, pure i privati si guardano bene prima di farsi avanti per realizzarne uno nuovo. L’esempio di Cantù è sotto gli occhi di tutti.«Confermo che nessuna azienda privata si è fatta avanti per realizzare o gestire strutture sportive sul territorio» dice il sindaco Lucini.Quindi che tipo di soluzione ci può essere per tutta l’area?«Riguardo la piscina – commenta il sindaco – anche quest’anno siamo riusciti a prorogare la gestione della Federnuoto».La Fin aveva dichiarato il suo addio all’impianto già cinque anni fa, vista l’insostenibilità dell’accordo, in seguito rimodulato al ribasso.«Si tratta di strutture che richiedono investimenti importanti – dice ancora Lucini – Non è pensabile trovare società sportive in grado di gestirle, così come invece stiamo facendo per i campi di calcio, ad esempio, e per alcune palestre».Ci vorrebbero convenzioni di più anni, decenni, in modo che chi investe possa così rientrare con le spese.«È uno dei progetti che stiamo valutando, senza la sostenibilità finanziaria i privati non si muovono, ma si tratta di operazioni complesse, che richiedono il passaggio anche dal consiglio comunale. Al momento sul fronte del palasport abbiamo trovato la soluzione del Palasampietro che è stata molto apprezzata da tutte le società sportive che utilizzavano Muggiò».Torniamo alle piscine. Per la Sinigaglia la gestione non era diretta del Comune, ma della Csu. I problemi però rimangono.«Speriamo che una volta accertata la responsabilità dei problemi alla copertura si possa subito disporre della vasca. Dobbiamo ridurre al minimo i tempi morti, ma prima si deve capire la gravità della situazione», conclude.

Paolo Annoni

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