Cronaca

Importi, scadenze, Imu: tutto ciò che serve sapere

Contribuenti tartassati
Piccolo vademecum per fare chiarezza nella vera e propria giungla fiscale in atto
(e.c.) Mentre, nel caos più assoluto, si avvicina la scadenza del 16 giugno, quando – almeno in teoria – gli italiani saranno chiamati a pagare per la prima volta la Tasi, la realtà dice che che su quella stessa sigla, così come su molti altri meandri fiscali, i comaschi sono costretti a brancolare nel buio.
Allora, è bene subito precisare che la nuova Tassa sui servizi indivisibili – la Tasi, appunto – insieme alla Tari (tariffa comunale specifica sui rifiuti), ha sostituito in buona parte la “vecchia” Imu sulla prima casa, mentre la precedente imposta patrimoniale è ancora in vigore per le seconde case, per gli immobili di pregio, per i negozi e per una serie di altri fabbricati.
Come noto, molti Comuni non hanno ancora indicato le aliquote della Tasi e in assenza di delibera entro il 23 di questo mese le prime case potranno versare la prima rata a settembre, secondo la proroga comunicata ieri sera dal ministero delle Finanze.
Per le seconde case, invece, il 50% dell’imposta va pagata subito (aggiungendo anche l’Imu sulle seconde case, il “pezzo” della vecchia imposta che non è stato cancellato). Altro elemento su cui fare molta attenzione è quello relativo alle case in affitto. Con la Tasi, infatti, gli inquilini, saranno chiamati a pagare una quota tra il 10 e il 30% della nuova tassa.
Per quanto riguarda gli effetti diretti sulle tasche dei comaschi, ciò che andrà tenuto d’occhio una volta che i Comuni avranno deliberato sulla Tasi saranno le aliquote (per inciso: la base imponibile da considerare è la stessa della vecchia Imu).
In origine, la legge di stabilità fissava un tetto massimo al 2,5 per mille per la prima casa e al 10,6 per mille per la seconda (somma di Tasi e Imu).
Il governo è poi intervenuto per concedere ai Comuni la possibilità di aumentare le aliquote, fino a un massimo del 3,3 per mille per la prima casa e un massimo dell’11,4 per mille sulla seconda.
Tornando alle case in affitto, in questo caso si pagheranno sia l’Imu che la Tasi con il limite massimo dell’11,4 per mille. L’Imu verrà pagata interamente dal proprietario, mentre la Tasi peserà anche sulle spalle dell’inquilino che dovrà versarne una quota compresa tra il 10 e il 30% a seconda della delibera comunale.
E veniamo al capitolo dei pagamenti. Per pagare la Tasi si potrà utilizzare il classico modello F24 o il bollettino di conto corrente postale.
Le rate originariamente previste dallo Stato sono due: la prima il 16 giugno, la seconda il 16 dicembre. Ma, come abbiamo visto, se il Comune non avrà preso alcuna decisione sulle aliquote entro i termini utili per far pagare l’acconto a giugno (23 maggio, con delibera da pubblicare sul sito www.portalefederalismofiscale.gov.it entro il 31), la rata del 16 giugno slitta a settembre.
Per le seconde case, invece, resta fisso l’appuntamento del 16 giugno, quando dovranno pagare Imu e – comunque sia – la Tasi.
Infatti, anche nel caso in cui non fosse stata deliberata un’aliquota dal Comune, i proprietari dovranno pagare il 50% dell’aliquota base dell’uno per mille, togliendo però una quota forfettaria sulla quale, naturalmente, la confusione è ancora massima.

Nella foto:
Anche per il Comune di Como si annunciano giorni roventi sul fronte fiscale. La recente introduzione della Tasi, infatti, è al momento una vera e propria giungla sia per il contribuente, sia per l’amministrazione stessa
20 maggio 2014

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Redazione Corriere di Como redazione@corrierecomo.it


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