Economia

Imprese italiane emigrate in Ticino. Adesso si teme per la “Exit Tax”

altEconomia e territorio
Gli accertamenti fiscali potrebbero essere molto pesanti
In fuga dalle tasse italiane, gli imprenditori che scelgono di spostarsi in Svizzera rischiano di fare i conti con un’ennesima imposta, la Exit Tax. Una vera e propria tassa d’uscita, tanto più insidiosa perché spesso sottovalutata o non considerata affatto.
Per chi ha già fatto il passo e ha varcato il confine, ormai potrebbe essere troppo tardi per correre ai ripari. «È un aspetto sul quale molti imprenditori che si sono trasferiti non hanno riflettuto – ha sottolineato, intervenendo

a Etg+, Alessandro Galimberti, giornalista del Sole 24 Ore – Tra qualche anno si troveranno a fare i conti con un fastidio retroattivo molto pesante. Quasi nessuno, infatti, ha pagato la Exit Tax, tassa prevista per i trasferimenti di impresa all’estero». Difficile ipotizzare che il fisco italiano possa lasciar correre. «L’Agenzia delle Entrate farà tutti gli accertamenti del caso e, entro pochi anni, andrà a battere cassa – ha sottolineato Galimberti – Chi ha fatto questa operazione pensando di poter speculare avrà da pentirsene».
L’attenzione dell’Agenzia delle Entrate ai massicci trasferimenti verso la Svizzera è confermata anche da Paolo Bernasconi, avvocato luganese e professore di Diritto tributario. «Bisogna vedere come reagirà l’Agenzia delle Entrate italiana – dice – Per quanto riguarda le persone fisiche, c’è il grosso problema di comprovare che, effettivamente, non abbiano più il centro dei loro interessi in Italia. Se l’attività professionale, anche parzialmente, è ancora nella Penisola, bisogna gestire la situazione con l’Agenzia delle Entrate. La Corte di Cassazione è sempre più severa su questo aspetto».
Nel momento in cui un italiano si iscrive all’Aire, il registro degli italiani residenti all’estero, scattano i controlli. «L’iscrizione è vista come un elemento che porta ad aprire un accertamento in Italia – dice Bernasconi – Il sistema prevede un meccanismo per cui il Comune di residenza del contribuente partecipa nella misura del 30% all’incasso dei soldi sottratti al fisco. Ogni Comune quindi ha l’interesse a chiarire ciascuna posizione e, in effetti, ho visto anche amministrazioni di piccoli paesi fare le verifiche».
La Exit Tax, del resto, era già stata prevista anche dalla Francia. «È stato un tentativo per contrastare il fenomeno migratorio – dice l’avvocato luganese – In generale, comunque, un italiano che scelga di spostarsi in Svizzera per sanare in qualche modo una situazione di evasione in Italia, oggi ha parecchi elementi di preoccupazione». Un esempio concreto: parliamo di un evasore italiano che si trasferisce in Svizzera perché vuole risanare o regolarizzare i suoi patrimoni già depositati nella Confederazione Elvetica ma mai dichiarati in Italia. «Alla prima dichiarazione fiscale in Svizzera dichiara tutto, compresi i patrimoni che già aveva – dice Bernasconi – L’Agenzia delle Entrate chiede al contribuente italiano che è partito una prova della partenza effettiva, compresa la certificazione della fiscalità nel nuovo Paese. Quando il contribuente presenta la prima dichiarazione di fiscalità, viene fuori tutto, compresi i patrimoni. È quasi inevitabile che subito dopo scatti una procedura di accertamento e anche di incasso. Prima di qualsiasi scelta, è bene fare tutti i calcoli del caso con la massima attenzione», conclude.

Anna Campaniello

Nella foto:
L’ingresso della zona industriale di Mendrisio dove sono insediate molte ditte “italiane”
25 maggio 2014

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