In 2mila a Como aspettano una casa popolare

altIl caso – Secondo l’assessore regionale le liste d’attesa sono «pazzesche». Nei prossimi mesi attesa la riforma che cancellerà le Aler
La Regione stanzia 20 milioni di euro, ma sul Lario arriveranno soltanto le briciole

(da.c.) «Sono troppe le persone che aspettano un’abitazione e troppo pochi i soldi per costruire ex novo». L’assessore alla Casa della Regione Lombardia, Paola Bulbarelli, ripete da tempo i termini di una questione peraltro nota, quantomeno agli addetti ai lavori. La situazione è sempre la stessa, dominata dalla scarsità di risorse finanziarie e dalla difficoltà di trovare aree a disposizione su cui edificare. Sta di fatto che in Lombardia, almeno stando ai numeri diffusi dallo stesso

assessorato, emerge un panorama desolante.
Sono infatti oltre 56mila le domande di alloggi popolari tuttora «inevase».
Di queste, quasi 2mila riguardano Como. La classifica del fabbisogno di alloggi è naturalmente guidata da Milano (23.385 domande senza risposta, pari al 41,7% del totale).
Seguono Brescia (8.282 domande, pari al 14,8%), Bergamo (4.532 – 8,1%), Monza e Brianza (4.335 – 7,7%), Varese (3.384 – 6%), Cremona (2.486 – 4,4%), Pavia (2.422 – 4,3%), Mantova (2.315 – 4,1%) Como (1.957 – 3,5%), Lodi (1.196 – 2,1%), Lecco (1.169 – 2,1%) e infine Sondrio (603 – 1,1%).
Lo stesso assessore Bulbarelli definisce le liste d’attesa «pazzesche» e rilancia la proposta di riforma degli Enti autonomi di gestione dell’edilizia popolare (Aler), che all’inizio di giugno sono stati commissariati in attesa appunto dell’approvazione delle nuove regole.
Nelle intenzioni della Regione ci sono la razionalizzazione delle spese e un diverso sistema di autofinanziamento. «Da quando la materia casa è passata alle Regioni – ha detto l’assessore regionale – il governo se n’è disinteressato. Non ci sono più fondi e anche per questo abbiamo pensato a una riforma di gestione del sistema. Il nostro obiettivo è fare in modo che il settore sia in grado di autofinanziarsi. Con i soli affitti, attualmente, non si riescono a dare risposte forti e concrete a situazioni veramente problematiche, come ad esempio il tema delle manutenzioni».
Gli alloggi sfitti e invenduti potrebbero rappresentare «la chiave di volta per rilanciare tutto il comparto dell’edilizia», insiste Bulbarelli. Che intanto annuncia un primo piano di investimenti per 20 milioni, molti dei quali, però (non meno del 50%), finiranno nel capoluogo di regione. Como, inserita in un elenco di località «a fabbisogno elevato», dovrà spartirsi la torta rimanente con altri capoluoghi di provincia e con alcune cittadine della cintura metropolitana (Bresso, Cesano Boscone, Cinisello Balsamo, Cologno Monzese, Corsico, Cusano Milanino, Sesto San Giovanni) considerate realtà «a fabbisogno critico».
L’ultimo piano di edilizia abitativa messo nero su bianco dalla Regione risale all’agosto dello scorso anno e prevedeva investimenti di poco superiori ai 21 milioni di euro.
L’elenco delle priorità, pubblicato sul bollettino ufficiale della Lombardia, conteneva un unico intervento nella provincia lariana, a Mariano Comense in via Brenna (per una spesa di poco superiore al mezzo milione di euro).
Un secondo elenco, anch’esso pubblicato nel foglio ufficiale della Regione e relativo alle richieste di contributo “congelate” in attesa di trovare i fondi, conteneva altri 4 possibili cantieri lariani: due ancora a Mariano (sempre in località Brenna) e due nel capoluogo (in via Zezio e in via Perlasca). Un pacchetto edilizio da 3,274 milioni di euro, rimasto però sino a questo momento sulla carta.

Nella foto:
Le case Aler di via Giudici, a Como, tra le ultime a essere state realizzate e consegnate nella nostra provincia

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