In alto le racchette lariane: trionfi a Vercelli e Budapest

Andrea Arnaboldi Andrea Arnaboldi

Che giornata, quella di ieri, per il tennis comasco. In poche ore sono stati ben due i trofei alzati al cielo dai nostri tennisti giunti in fondo ai tabelloni internazionali.
Trionfi diversi per età, circuito, livello, ma accomunati dalla matrice dei vincitori, provenienti appunto dalla provincia di Como. Partiamo dal circuito Challenger Atp: Andrea Arnaboldi – canturino 27enne, numero 176 delle classifiche mondiali – si è infatti aggiudicato ieri pomeriggio il torneo di doppio del “Città di Vercelli”. Il nostro tennista è sceso in campo in coppia con il cileno Hans Podlipnik-Castillo e nella finalissima ha regolato il tandem russo-bielorusso composto da Mikhail Elgin e Sergey Betov.
Emozionante la finale, con Arnaboldi e socio prima avanti per 5-2, poi recuperati e superati al tie break del primo set (7-6). Nella seconda frazione, ancora il nostro giocatore avanti nel punteggio fino al 5-2, poi la nuova rimonta dei tennisti dell’est (5-5) e il definitivo allungo italo-cileno (7-5).
Senza storia (10-3) lo spareggio che assegnava il titolo.
Meno bene erano andate le cose in singolare, con il canturino battuto da Matteo Viola.
La prossima settimana il mancino 27enne giocherà al Challenger di Torino.
E mentre Arnaboldi festeggiava a Vercelli, a Budapest toccava alla 15enne Francesca Rumi da Gravedona alzare al cielo il trofeo dell’Hungarian Open, prova valida per il circuito europeo di categoria.
Strepitosa la prova della ragazza lariana, già da tempo nel giro della nazionale e capace di battere in finale e in due set (6-4, 6-3) la fortissima tennista russa Daria Solovyeva, testa di serie numero uno della manifestazione ungherese. Si tratta del primo successo in singolare per la Rumi nella nuova categoria (l’Under 16) in cui è entrata solo da quest’anno. Ma c’è di più, perché il successo di Budapest è giunto al termine di un torneo senza pecche, in cui la lariana non ha lasciato nemmeno un set alle avversarie che via via si sono poste lungo la sua strada.
Mauro Peverelli

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