In aula a Como la rapina del secolo in A9. I sospettati: «Noi non c’entriamo nulla»

altIeri la prima udienza preliminare. Uno dei due imputati chiede l’abbreviato
È il momento del giudizio per i due uomini sospettati di essere a capo del commando che assaltò i furgoni blindati della Battistolli nel pressi dell’uscita autostradale di Turate.
Un colpo che è già stato definito la “rapina del secolo”, con un bottino – finito nelle mani dei malviventi – quantificato in 249 chili in lingotti d’oro per un controvalore di 9.677.000 euro, ma anche di 1.382.000 euro in contanti, 710 euro in valuta estera e 524.790 euro in oreficeria varia. Per un totale di oltre undici milioni (11.584.500 per la precisione). Beni che la mattina dell’8 aprile 2013 si trovavano a bordo di uno dei due blindati della Battistolli diretti a Ponte Chiasso.

I due imputati ieri mattina erano regolarmente in aula di fronte al giudice delle indagini preliminari di Como, Ferdinando Buatier de Mongeot. Si tratta di Giuseppe Dinardi, 51 anni, residente a Cologno Monzese e detenuto al Bassone, e Antonio Agresti, 43 anni, residente ad Andria e detenuto in Puglia. Le accuse nei loro confronti sono infinite: si va dalla rapina al tentato omicidio dei sei uomini dei furgoni portavalori della Battistolli che vennero assaltati con 57 colpi di kalashnikov, oltre al furto dei mezzi che servirono per bloccare l’autostrada e compiere il colpo (cinque auto, cinque camion e un escavatore), ma anche all’interruzione del pubblico servizio (l’autostrada A9 venne chiusa per ore), al danneggiamento (dei camion dati alle fiamme e del guardrail che fu segato per fuggire dall’autostrada dopo il colpo), alla detenzione illegale di armi.
Per arrivare all’identificazione dei due presunti capi del commando di fuoco, fu decisiva la testimonianza di un uomo escluso dal colpo all’ultimo momento, ma anche una serie di riscontri sui cellulari della banda e pure il tagliandino di una ricarica trovato a terra nel magazzino di Origgio dove i rapinatori prepararono il colpo.
Nell’udienza che si è aperta ieri mattina le difese hanno prima chiesto un incidente probatorio con la chiamata in aula del supertestimone (istanza respinta) per poi virare su due strade opposte.
Dinardi infatti è pronto a difendersi in un pubblico dibattimento (il 23 dicembre si deciderà sull’eventuale accoglimento della richiesta di rinvio a giudizio da parte del pm Antonio Nalesso), mentre Agresti ha scelto il rito abbreviato. Anche per quest’ultimo l’appuntamento è stato fissato per il 23 dicembre, giorno in cui potrebbe giungere la prima decisione di un giudice su uno dei presunti coinvolti nella rapina della A9. Il gup ha già rigettato altre due richieste della difesa, ovvero l’audizione di un ulteriore teste e pure una perizia sul grado di resistenza dei vetri antiproiettile dei blindati. Gli imputati si sono anche fatti interrogare, respingendo ogni tipo di accusa e negando di aver avuto un ruolo nella rapina.

Mauro Peverelli

Nella foto:
Sopra i chiodi che furono sparsi agli ingressi dell’A9 per ritardare i soccorsi. 

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