In cammino con Nessi, poeta di frontiera

Alberto Nessi

«Camminare fa lavorare la mente, risveglia memorie, fa danzare il nostro sguardo incontro al paesaggio che ci aspetta, stimola il pensiero che si muove leggero sulla linea dell’orizzonte». Poesia di stazioni e biciclette, fili d’erba, paesaggi naturali e incontri umani quella di Alberto Nessi, il maggior poeta svizzero in lingua italiana, vincitore del Gran Premio Svizzero di Letteratura 2016 che ha compiuto l’anno scorso 80 anni. Occasione per la quale la “Casa della letteratura” di Lugano gli ha reso omaggio con un libro di contributi di vari autori, “Rampe di lancio doganieri nuvole” il cui titolo è un verso della prima poesia della sua raccolta “Un sabato senza dolore” edita da Interlinea di Novara.
Lo stesso editore ha pubblicato poi per l’ottantesimo genetliaco “Perché non scrivo con un filo d’erba”, antologia con manoscritti e inediti.
Dove Nessi scrive tra l’altro: «Il lavoro del poeta è quello di stabilire dei legami segreti tra cose date per scontate, di ridare verginità a parole logorate dall’uso: questa la sua forza, oggi apprezzata da pochi, ignorata dai più, talvolta derisa, disprezzata o addirittura fatta oggetto di aggressione verbale». Un creatore di ponti tra frontiere, insomma. E a ribadire questa vocazione Nessi pubblica con la manifestazione “La Via Lattea”, essa pure evento transfrontaliero tra Italia e Svizzera, la plaquette in 300 copie Ti seguo, Breggia. Il tutto nasce a Tavernola, dove il fiume che il poeta sognava da bambino sfocia nel Lario, e il risultato è una corona di testi itineranti da leggere e rileggere lungo il corso di questa via d’acqua che unisce i due territori contigui. Un invito a mettersi in cammino, un viatico laico di un moderno Eraclito (non ci si bagna mai due volte nello stesso fiume) che ascolta le storie dei paesi che attraversa, ne contempla la natura tra frassini e maggiociondoli, e le strutture artificiali, tra santuari e supermercati e sexy shop, con cui l’uomo ha scandito la sua presenza nel tempo, a volte in armonia con il creato e a volte opprimente ed egoistica, e si fa cantore del ritmo di onde nate fra strati di calcare «dal ventre della terra» nella consapevolezza che, scrive Nessi, «l’acqua è più saggia di noi, non conosce frontiere».

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