In sei alla sbarra per l’omicidio della masseria di Bregnano

Operazione “Bagliore” – L’indagine della Dia è partita dalle dichiarazioni del pentito Antonino Belnome di Inverigo. Tre i delitti discussi il prossimo 28 febbraio
Dopo il processo “Infinito”, un nuovo importante fascicolo contro la ’ndrangheta finisce in aula
«Di Noto tornò e li trovò già nel capannone. Vedendo che la cosa non si era ancora risolta, gli appoggiò l’arma e sparò». A parlare è Antonino Belnome, il pentito di Inverigo, capo della “locale” di Giussano, che con le sue parole ha permesso alla Direzione investigativa antimafia (Dia) di fare luce su più omicidi ordinati dalla ’ndrangheta in Lombardia, uno di questi – quello di Antonio Tedesco, detto l’Americano – avvenuto nella masseria di Salvatore Di Noto a Bregnano. Proprio questi dettagliati racconti, a loro volta poi “usati” dall’accusa nelle pagine dell’operazione “Bagliore” che ha portato all’arresto

 di 19 persone, sono ora finiti a processo. L’appuntamento è fissato per il prossimo 28 febbraio davanti alla Corte d’Assise del Tribunale di Milano. L’accusa, infatti, ritenendo che vi fossero gravi indizi di colpevolezza, ha disposto il giudizio immediato e ora toccherà alle difese scegliere o meno il rito alternativo dell’abbreviato. Un po’ quello che è appena capitato con il maxi processo alla ’ndrangheta che ha visto la condanna di 110 persone tra cui 18 comaschi che non hanno voluto il pubblico dibattimento.
Insomma, a meno di una settimana dalla sentenza di Milano – che ha confermato anche per voce di un giudice, se mai ce ne fosse stato bisogno, che la malavita di stampo calabrese in provincia di Como esiste eccome – ecco arrivare in aula un nuovo importante processo con molti lariani coinvolti.
Tre gli omicidi che saranno affrontati. Il principale, per quello che ci riguarda, sarà quello di Antonio Tedesco, detto “l’Americano”, compiuto nella masseria di Bregnano il 27 aprile 2009.
Una esecuzione crudele, per cui verranno processate sei persone con ruoli diversi nell’azione. L’Americano doveva essere eliminato perché vicino al rivale del mandante del delitto, ma anche perché, secondo le parole di Belnome, «parlava troppo sulle donne e in Calabria avevano sentito che si vantava di essere stato con una ragazza e con un’altra e ha nominato anche mia sorella». Per ucciderlo, venne organizzata una finta convocazione per essere “rimpiazzato”, ovvero iniziato alla ’ndrangheta.
I presenti nella masseria si misero in cerchio per simulare il rito quando, come detto, arrivò alle spalle Di Noto ed esplose – secondo il pentito – il colpo alla testa. L’Americano fu poi finito a picconate e gettato in una fossa di cinque metri piena di calce per favorire la mummificazione. I vestiti vennero bruciati, i gioielli invece (una catena d’oro, un bracciale, un orologio e un anello) furono lasciati sul corpo, poi rinvenuto l’8 marzo 2011 dagli inquirenti, quasi due anni dopo il delitto. Tutti gli accusati per quell’omicidio verranno ora processati.
Come pure finiranno alla sbarra, in febbraio, gli artefici della morte di Rocco Stagno, 53 anni, scomparso nel 2010 e quasi certamente ucciso a Bernate Ticino (il suo corpo, gettato in una porcilaia e divorato dai maiali, non è mai stato ritrovato), e Carmelo Novella, 58 anni, assassinato a San Vittore Olona. Delitti in cui gli attori lariani delle ’ndrine ebbero ruoli cardine. Novella, in particolare, è considerato come uno degli omicidi più importanti avvenuti nel Nord Italia, in quanto era proprio lui che stava tentando di rendere indipendenti le cellule “locali” lombarde dalla Calabria. Quello che la Dia ha definito «un tentativo intollerabile di sovvertire l’ordine costituito», uno sgarro da pagare con il sangue, come poi è stato.

Mauro Peverelli

Nella foto:
L’appuntamento con il palazzo di giustizia di Milano è per il 28 febbraio 2012

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