In Svizzera stipendi medi di 5.500 euro al mese
Canton Ticino, Economia, Territorio

In Svizzera stipendi medi di 5.500 euro al mese

Economia L’Ufficio Federale di Statistica della Confederazione Elvetica ha diffuso ieri i dati sulle retribuzioni del 2016. Mentre sulla Lia arriva anche l’ultimatum del presidente della commissione vigilante

Quanto guadagna chi lavora in Svizzera? Mediamente lo stipendio è di 6.502 franchi lordi al mese. Che, al cambio attuale, equivalgono a poco meno di 5.500 euro al mese.
Lo rivela l’Ufficio Federale di Statistica della Confederazione Elvetica, che ha diffuso i dati relativi agli stipendi del 2016.

Franchi svizzeri Franchi svizzeri

Il 10% dei dipendenti meno pagati prende circa 4.300 franchi al mese, il 10% meglio pagato prende oltre 11.400 franchi al mese.
Pagano bene assicurazioni, società informatiche, banche e industrie farmaceutiche, mentre gli stipendi sono più moderati – ma comunque più alti rispetto all’Italia – nell’industria tessile nel commercio e nel settore della ristorazione.

Esiste una marcata differenza di salario tra uomini e donne, che tuttavia si sta assottigliando e si è attestata nel 2016 al 12%.

Una percentuale che aumenta all’aumentare delle responsabilità: proporzionalmente, una manager donna guadagna molto meno del corrispettivo uomo. Guadagnano infine più gli svizzeri degli stranieri: poco più di 6.800 franchi contro poco meno di 5.900 franchi. Un trend che tuttavia si inverte sulle posizioni lavorative più elevate: un manager svizzero guadagna poco più di 10mila franchi al mese, lo stesso manager straniero 12.247 franchi.

ARTIGIANI E LIA

Detto degli stipendi dei dipendenti, prosegue invece la situazione di fermento, se non di caos, relativamente agli artigiani e alla famigerata Lia (legge sulle imprese artigianali) che disciplina l’attività delle imprese in Canton Ticino.

Il presidente della commissione di vigilanza della Lia, che da tempo sta lavorando per districare la matassa della legge, ha lanciato ieri un ultimatum. Com’è noto, il Consiglio di Stato ha annunciato, a marzo, la volontà di chiedere al Gran Consiglio l’abrogazione della legge.

Ora, la Commissione di vigilanza sulla stessa Lia ha scritto al Governo per chiedere in poche parole come comportarsi, minacciando di interrompere le stesse attività dell’organo di controllo.
L’ultima parola spetterà al Gran Consiglio, ma incertezza e scontro istituzionale sono in atto. La legge intanto rimane in vigore, ma dal 2018 l’obbligo di iscrizione all’albo degli artigiani è congelato.

14 maggio 2018

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Paolo

Paolo Annoni pannoni@corrierecomo.it


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