In Tribunale la firma d’addio alla Sisme. In 56 adesso sperano di tornare al lavoro

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Il caso – Amarezza, rabbia, dispiacere, sollievo sono i sentimenti contrastanti per la fine di un periodo difficile
Qualche tensione quando a Palazzo di giustizia è arrivato il direttore del personale

(f.bar.) Sisme, si chiudono i cancelli per 142 dipendenti. Ieri, in Tribunale a Como, la firma della conciliazione per quanti hanno deciso di uscire volontariamente dalla fabbrica di Olgiate in cui si producono motori elettrici. L’azienda è da tempo in profonda crisi e al centro di drastici progetti di risanamento. In 142 hanno accettato un incentivo di 20mila euro lordi, chiudendo di fatto il rapporto di lavoro con la Sisme.
Così, dopo mesi di vertenza segnati da

incontri tesi ed estenuanti, assemblee e scioperi, si è chiuso un percorso impegnativo. Un iter iniziato con l’annuncio di ben 223 esuberi. Nelle settimane scorse erano state inviate 198 lettere di licenziamento. Ora, con l’uscita volontaria di 142 persone, per gli altri 56 (oltre ai 25 che non avevano ricevuto nulla) si apre la strada del rientro. Ieri, intanto, il passaggio più triste per chi ha deciso di lasciare.
Oltre un’ora prima dell’udienza in Tribunale, fissata per le 15, si sono riuniti prima all’esterno e poi nell’atrio del Palazzo di giustizia. Facce tese e commenti su quanto stava per accadere e sulla fine di un lavoro che, in certi casi, durava da oltre 30 anni.
Inevitabili anche i mugugni all’arrivo di Sergio Luculli, direttore del personale della Sisme. Subito dopo si sono aperte le porte dell’aula della Corte d’Assise e i dipendenti hanno occupato tutti i posti disponibili. Dopo aver ascoltato in silenzio quanto stabilito dall’accordo, i lavoratori hanno firmato la lettera e sono sfilati via rapidamente. Alcuni non se la sono sentita di fermarsi a parlare e hanno immediatamente imboccato l’uscita. Altri invece hanno voluto parlare.
Amarezza, rabbia, dispiacere, sollievo per la fine di un periodo estenuante. Questi i sentimenti di quanti ormai non fanno più parte della Sisme.
«Si chiude un capitolo molto triste – ha detto Lucia Brambilla – Ho trascorso gli ultimi 14 anni in azienda e ora sono fuori. Mi hanno tolto la dignità. È chiaro il volere della Sisme: la fabbrica non mi vuole. Non posso che augurare buona fortuna ai colleghi che rimangono. Ora devo guadare al futuro». E mentre i rappresentanti sindacali davano appuntamento per stamattina in Comune a Olgiate per una conferenza stampa, i lavoratori commentavano l’accaduto.
«È un brutto momento. Più passava il tempo più si concretizzava la possibilità che andasse a finire così – ha detto Greta Baselica – Sono stata 13 anni in Sisme. Ora mi darò da fare per rimettermi subito in carreggiata». E c’è chi non accetta quanto accaduto.
«È una sconfitta di tutti. Sindacati e azienda – dice il coordinatore Slai Cobas Alessandro Costantino – Così si sono vanificati enormi sforzi. Ora dobbiamo capire come andare avanti». Infine un’ultima voce. «Ho trascorso 30 anni in Sisme. C’è poco altro da aggiungere. È la fine di un’epoca», ha detto amaro Giuseppe Caravello.

Nella foto:
A sinistra, l’arrivo ieri pomeriggio in Tribunale a Como del capo del personale della Sisme, Sergio Luculli. Sopra, i dipendenti in coda fuori dall’aula della Corte d’Assise dove hanno poi firmato per la buonuscita (Fkd)

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